Dopo la vendita dell’azienda il problema cambia natura. Finché lavoravi, il reddito arrivava dall’impresa e il patrimonio poteva aspettare; ora è il patrimonio a doverti pagare lo stipendio, ogni mese, anche negli anni in cui la borsa scende del 20%. La strategia a secchielli, in inglese bucket strategy, è uno dei modi più usati per organizzare un patrimonio da cui si vive: lo si divide in tre parti, ognuna con un compito e un orizzonte diverso.
In questo articolo vediamo come funziona, come si tiene in ordine nel tempo, cosa fare dopo un anno cattivo e quali sono i suoi limiti, con un esempio su due milioni di euro.
I tre secchielli
Il primo: la liquidità per le spese dei prossimi anni
Il primo secchiello contiene le spese di uno, due o tre anni, in strumenti che non oscillano: conto corrente, conti deposito, fondi o ETF monetari, titoli di Stato a brevissima scadenza. Da qui escono i prelievi mensili. Il suo compito non è rendere, ma far arrivare lo stipendio anche negli anni in cui i mercati scendono. Come scegliere gli strumenti per la liquidità lo spieghiamo in ETF monetari: i migliori per investire la liquidità.
Il secondo: obbligazioni e titoli di Stato per gli anni successivi
Il secondo secchiello copre le spese dal terzo o quarto anno fino al decimo, più o meno. Contiene titoli di Stato e obbligazioni di buona qualità, meglio se con scadenze scaglionate: ogni anno un titolo arriva a scadenza e il rimborso va a riempire il primo secchiello. Oscilla poco, rende qualcosa più della liquidità, e soprattutto dà tempo.
Il terzo: le azioni per il lungo periodo
Il resto è investito in azioni, ben diversificate. È la parte che deve battere l’inflazione per i decenni a venire, e che può permettersi di scendere anche molto, perché non dovrai venderla per vivere nei prossimi dieci anni. Chi smette di lavorare a cinquant’anni ha davanti un orizzonte di quaranta o cinquant’anni: senza questa parte il patrimonio non regge, come spieghiamo in vivere di rendita dopo l’exit: quanto puoi prelevare.
Un esempio su due milioni di euro
Hai venduto l’azienda e hai investito due milioni di euro. Spendi 70.000 euro l’anno, cioè il 3,5% del patrimonio. Per semplicità ragioniamo in euro di oggi, senza inflazione e senza tasse.
- Primo secchiello: due anni di spese, 140.000 euro in liquidità.
- Secondo secchiello: le spese dal terzo al decimo anno, otto anni per 70.000 euro, cioè 560.000 euro in titoli di Stato e obbligazioni con scadenze scaglionate.
- Terzo secchiello: il resto, 1.300.000 euro in azioni.
Guardato dall’alto, è un portafoglio con il 65% in azioni e il 35% fra obbligazioni e liquidità. In caso di crollo delle borse, i 700.000 euro dei primi due secchielli coprono dieci anni di spese senza vendere un’azione. Non è una garanzia che le azioni recuperino in quel tempo, ma è un margine molto più ampio di quello di chi, per vivere, deve vendere quello che ha in portafoglio proprio mentre scende.
Come si tiene in ordine
Dopo un anno buono
Se le azioni sono salite, si vende la parte di guadagno che serve a ricostituire il primo secchiello, e se avanza anche il secondo. Nell’esempio, dopo un anno in cui le azioni hanno reso il 10%, il terzo secchiello vale 1.430.000 euro: vendendo 70.000 euro si rimette nel primo esattamente quello che si è speso, e le azioni restano sopra il valore di partenza.
Dopo un anno cattivo
Se le azioni sono scese, non si vende nulla. Si continua a prelevare dal primo secchiello e lo si riempie con i titoli del secondo che arrivano a scadenza. È qui che la strategia dà il meglio: nel momento in cui la tentazione di vendere tutto è più forte, hai la prova scritta che lo stipendio dei prossimi anni non dipende dalla borsa. Quando le azioni risalgono, si ricostituisce il secondo secchiello.
Una regola, scritta prima
Il punto più importante è decidere prima, a mente fredda, quando si sposta denaro da un secchiello all’altro: una volta l’anno, in una data fissa, con soglie precise. Una regola scritta evita di decidere sull’onda delle notizie. È lo stesso principio della pianificazione per obiettivi: ogni somma ha un compito, e lo si rispetta.
I limiti della strategia a secchielli
La strategia a secchielli è un aiuto per la testa più che per il rendimento, e conviene saperlo.
- Il portafoglio è uno solo. I secchielli sono una contabilità mentale: il rischio e il rendimento atteso sono quelli dell’insieme, nell’esempio un 65% azioni e 35% obbligazioni e liquidità. Dividerlo in tre non lo rende più sicuro né più redditizio.
- Troppa liquidità costa. Ogni anno di spese tenuto in liquidità invece che investito rende meno. Per questo il primo secchiello si tiene corto, uno-tre anni, e non cinque o sei.
- Senza regole si svuota. Se dopo una serie di anni cattivi non si ricostituisce mai il secondo secchiello, alla fine si è costretti a vendere azioni nel momento peggiore, proprio quello che la strategia doveva evitare.
- Non decide quanto prelevare. I secchielli organizzano il patrimonio, ma la cifra che si preleva ogni anno resta la scelta che conta di più.
Le regole italiane da tenere a mente
- La garanzia dei depositi copre fino a 100.000 euro per depositante e per banca. Un primo secchiello da 140.000 euro sta meglio diviso fra almeno due banche.
- Le tasse: interessi e guadagni sono tassati al 26%, ma i titoli di Stato italiani, quelli equiparati e le obbligazioni degli Stati esteri della white list al 12,5%. Per il secondo secchiello è un vantaggio concreto.
- L’imposta di bollo dello 0,20% l’anno si applica al valore degli strumenti finanziari e dei conti deposito: su due milioni investiti fanno circa 4.000 euro l’anno, da mettere nel conto delle spese.
Se il patrimonio viene dalla vendita dell’azienda, la strategia a secchielli è solo una parte del piano: prima vengono la struttura della vendita, i primi mesi e il passaggio ai figli. Li trovi nella pagina sulla consulenza per chi vende l’azienda.
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Domande frequenti sulla strategia a secchielli
Cos’è la strategia a secchielli?
È un modo di organizzare il patrimonio da cui si vive in tre parti: liquidità per le spese dei prossimi uno-tre anni, obbligazioni e titoli di Stato per gli anni successivi, azioni per il lungo periodo. I prelievi escono dalla liquidità, che si ricostituisce con le scadenze delle obbligazioni e con i guadagni delle azioni negli anni buoni.
Quanti anni di spese tenere in liquidità?
Di solito da uno a tre. Più liquidità dà più tranquillità ma rende meno; il resto della protezione lo danno le obbligazioni del secondo secchiello, che nell’esempio coprono le spese fino al decimo anno.
La strategia a secchielli rende di più di un portafoglio normale?
No. Il rischio e il rendimento atteso sono quelli dell’insieme dei tre secchielli. Il vantaggio è di comportamento: sapere che le spese dei prossimi anni sono coperte aiuta a non vendere le azioni quando scendono.