Alla domanda “come vuoi investire?” quasi tutti rispondono con un aggettivo: prudente, bilanciato, aggressivo. È la risposta che chiede il questionario in banca, ed è quella su cui si costruisce di solito il portafoglio. Ma non dice la cosa più importante: a cosa servono quei soldi, e quando.
La pianificazione per obiettivi parte da lì. Invece di un unico portafoglio con un unico livello di rischio, il patrimonio viene diviso in tanti sottoportafogli quanti sono gli obiettivi, ognuno con il suo orizzonte e il suo grado di sicurezza. È il metodo che il programma di studio del CFA Institute dedicato ai patrimoni privati mette al centro della consulenza. In questo articolo lo vediamo con un esempio in euro.
Il rischio vero non è la volatilità
Nella pianificazione per obiettivi il rischio ha un significato diverso da quello abituale. Non è quanto oscilla il portafoglio, ma la probabilità di non raggiungere un obiettivo. Un portafoglio che oscilla poco ma non basta a pagare l’università dei figli è rischioso. Uno che oscilla molto, ma serve per un obiettivo lontano e rinunciabile, lo è molto meno.
Anche il successo cambia definizione: non è battere un indice di riferimento, ma arrivare agli obiettivi che contano.
Primo passo: mettere in fila gli obiettivi
Il curriculum propone di classificare ogni obiettivo lungo due assi.
- Quanto è importante. Ci sono obiettivi essenziali, a cui non si può rinunciare: un fondo per le emergenze, la pensione, gli studi dei figli, la salute. E ci sono obiettivi desiderati o aspirazionali: la casa al mare, un anno sabbatico, aiutare i figli a comprare casa, una donazione importante.
- Quando serve il denaro. Breve periodo, fino a cinque anni. Medio, fra cinque e quindici. Lungo, oltre quindici.
A ogni obiettivo si associa una probabilità minima di successo accettabile. Per gli essenziali deve essere molto alta. Per quelli aspirazionali si può accettare di più il rischio di non arrivarci, in cambio della possibilità di crescere di più.
Secondo passo: un sottoportafoglio per ogni livello
Il curriculum indica quattro tipi di sottoportafoglio, ognuno con la sua probabilità minima di successo.
| Sottoportafoglio | A cosa serve | Composizione tipica | Probabilità minima |
|---|---|---|---|
| Breve periodo | Spese essenziali dei prossimi anni | Liquidità e obbligazioni brevi di qualità | oltre il 95% |
| Lungo periodo | Spese essenziali lontane, come la pensione | Obbligazioni a medio-lungo termine e azioni da dividendo | oltre l’80% |
| Conservazione | Obiettivi intermedi importanti | Un mix di obbligazioni e azioni | oltre il 75% |
| Crescita | Obiettivi lontani e rinunciabili, eredità | Azioni e investimenti meno liquidi | fino al 75% |
Il sottoportafoglio di breve periodo ha anche una funzione psicologica: sapere che le spese dei prossimi anni sono al sicuro aiuta a non reagire d’impulso quando i mercati scendono. È spesso questo, più dei rendimenti, a fare la differenza nel lungo periodo.
Un esempio con i numeri
Prendi una coppia sui cinquant’anni, con due figli e 800.000 euro di patrimonio finanziario, arrivato in parte da un’eredità. Entrambi lavorano, quindi le spese correnti sono coperte dagli stipendi. I loro obiettivi, in euro di oggi:
- Università dei figli: 12.000 euro l’anno per cinque anni, a partire fra tre anni. Essenziale.
- Integrare la pensione: 15.000 euro l’anno per venticinque anni, a partire fra quindici. Essenziale. Altri 10.000 euro l’anno sarebbero desiderati, per vivere con più tranquillità.
- Casa al mare fra otto anni: 200.000 euro. Desiderata.
- Aiutare i figli a comprare casa fra dodici anni: 80.000 euro. Aspirazionale.
Per calcolare quanto capitale serve oggi per ciascun obiettivo, si fanno tre ipotesi. Gli importi crescono con un’inflazione del 2% l’anno. Il capitale destinato agli obiettivi essenziali si investe in modo da proteggerlo, e si ipotizza che renda quanto l’inflazione, il 2%. Quello per gli obiettivi desiderati rende in media il 4,5%, e quello per gli aspirazionali il 6,5%. Sono ipotesi prudenti, non previsioni: servono a ragionare.
| Obiettivo | Livello | Capitale da destinare oggi |
|---|---|---|
| Università dei figli | Essenziale | 60.000 € |
| Pensione, parte essenziale | Essenziale | 375.000 € |
| Pensione, parte desiderata | Desiderato | 132.000 € |
| Casa al mare | Desiderato | 165.000 € |
| Aiuto ai figli per la casa | Aspirazionale | 48.000 € |
| Totale | 780.000 € |
Su 800.000 euro, ne restano circa 20.000. Il piano sta in piedi, ma senza grandi margini. Tre osservazioni.
Gli obiettivi essenziali assorbono più capitale
Per gli obiettivi essenziali il capitale da mettere da parte è pari alla somma degli importi in euro di oggi: si rinuncia a contare sui rendimenti per avere la quasi certezza di arrivarci. È il prezzo della sicurezza, e il curriculum lo dice chiaramente: più un obiettivo è essenziale, più capitale richiede oggi.
Cambiare la classificazione cambia il conto
Se la coppia decidesse che anche i 10.000 euro in più di pensione sono irrinunciabili, quella parte richiederebbe 250.000 euro invece di 132.000. Il totale salirebbe a circa 900.000 euro, e il patrimonio non basterebbe più. Bisognerebbe rinviare la casa al mare o ridurne il budget. È questo il vantaggio del metodo: rende visibili le scelte, invece di nasconderle dentro un profilo “bilanciato”.
Il portafoglio nasce dagli obiettivi
Sommando i sottoportafogli si ottiene l’allocazione complessiva. In questo esempio, oltre metà del capitale va a obiettivi essenziali, quindi il portafoglio complessivo sarà piuttosto prudente, anche se la coppia, al questionario, si sarebbe forse definita “dinamica”. Nel caso studiato dal curriculum, una famiglia che riceve un’eredità di 4 milioni finisce con poco più della metà del patrimonio in liquidità e obbligazioni, per la stessa ragione.
Terzo passo: gestire tutto come un unico portafoglio
I sottoportafogli servono a ragionare, ma non vanno tenuti in conti separati. Si gestiscono insieme, come un unico portafoglio su misura, e si rivedono con regolarità: quando un obiettivo si avvicina, quando cambia la vita della famiglia, quando i mercati spostano molto i valori.
Il metodo ha anche un limite, che il curriculum riconosce: trattando ogni obiettivo da solo, ignora le interazioni fra gli obiettivi ed è meno efficiente di un’ottimizzazione complessiva. Molte famiglie accettano volentieri questo compromesso, perché in cambio ottengono un piano che capiscono e a cui restano fedeli anche quando i mercati vanno male.
Perché è diverso da un profilo di rischio
Il questionario MiFID è obbligatorio e serve: registra cosa sai degli strumenti finanziari, la tua situazione e quanto rischio puoi sopportare. Ma un profilo da solo non dice quanto capitale serve per ciascuno dei tuoi obiettivi, né quale rinunciare se non bastano i soldi. La pianificazione per obiettivi lo fa, ed è uno dei punti in cui una consulenza si distingue dalla vendita di un prodotto.
Se il patrimonio arriva da un’eredità, il ragionamento è lo stesso dell’esempio: lo trovi applicato in come investire un milione di euro ricevuto in eredità. E se vuoi capire da dove partire con il portafoglio che hai già, c’è il check-up finanziario indipendente.
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Domande frequenti sulla pianificazione per obiettivi
Cos’è la pianificazione per obiettivi?
È un metodo che divide il patrimonio in tanti sottoportafogli quanti sono gli obiettivi, ognuno con il suo orizzonte e il suo grado di sicurezza, invece di costruire un unico portafoglio con un unico livello di rischio.
Che differenza c’è fra obiettivi essenziali e aspirazionali?
Gli obiettivi essenziali sono quelli a cui non si può rinunciare, come la pensione o gli studi dei figli, e richiedono una probabilità di successo molto alta. Quelli aspirazionali, come aiutare i figli a comprare casa, sono rinunciabili e possono essere investiti con più rischio.
Perché gli obiettivi essenziali richiedono più capitale?
Per gli obiettivi essenziali il capitale da mettere da parte è pari alla somma degli importi in euro di oggi: si rinuncia a contare sui rendimenti per avere la quasi certezza di arrivarci.