Vivere di rendita dopo l’exit: quanto puoi prelevare se smetti di lavorare presto

Hai venduto l’azienda a cinquant’anni, o pensi di farlo, e ti chiedi se puoi smettere di lavorare. È la domanda del movimento FIRE (Financial Independence, Retire Early): quanto capitale serve per vivere di rendita, e quanto se ne può prelevare ogni anno senza restare senza soldi. La risposta che si legge più spesso è la regola del 4%. Per chi smette presto, e vive e investe in Italia, quella regola va presa con molta cautela.

Da dove viene il 4%, e perché a cinquant’anni non basta

Nel 1994 William Bengen cercò il prelievo più alto che, con i rendimenti americani, avesse sempre retto trent’anni: trovò circa il 4% del patrimonio iniziale, aggiornato ogni anno all’inflazione. Il Trinity Study arrivò a conclusioni simili. Ne abbiamo raccontato l’origine in La regola del 4% di William Bengen e in Trinity Study.

Trent’anni sono la durata di una pensione che comincia a 65 anni. Chi smette a 50 deve far durare i soldi quaranta o cinquant’anni, e su orizzonti più lunghi il conto cambia. Karsten Jeske, l’economista che cura il sito Early Retirement Now, ha rifatto le simulazioni con i dati americani dal 1871 al 2016 su orizzonti fino a sessant’anni: con un portafoglio metà azioni e metà obbligazioni, il 4% riusciva nel 95% dei casi su trent’anni, ma solo nel 65% su sessanta. La sua conclusione, per chi si ritira presto, è che «il 3,5% è il nuovo 4%».

E sono ancora numeri americani, cioè del mercato andato meglio nel Novecento. Rifacendo l’analisi su 38 paesi sviluppati, uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Pension Economics and Finance indica per una coppia di 65enni un prelievo sicuro intorno al 2,3%: lo spieghiamo in La regola del 4% fuori dagli Stati Uniti. Per chi comincia a prelevare quindici anni prima, l’orizzonte è ancora più lungo.

Il ponte fino alla pensione pubblica

C’è però una differenza importante fra chi smette a cinquant’anni in Italia e il pensionato delle simulazioni: prima o poi, di solito, arriva una pensione pubblica. Oggi la pensione di vecchiaia si prende a 67 anni con almeno vent’anni di contributi. Il piano quindi ha due tempi.

  • Il ponte, dalla vendita alla pensione: tutta la spesa esce dal patrimonio. Sono gli anni in cui si preleva di più.
  • Dopo la pensione: il patrimonio deve coprire solo la differenza fra quello che spendi e quello che ti paga la pensione.

Due conseguenze. La prima: un prelievo iniziale alto può essere sostenibile se dura solo fino ai 67 anni e poi scende. La seconda: smettere di lavorare presto significa anche smettere di versare contributi, quindi la pensione sarà più bassa di quella che leggi oggi nell’estratto conto INPS. Prima di decidere conviene stimarla con i contributi davvero maturati, e valutare se versare contributi volontari. Come si legge l’estratto è spiegato in come scaricare l’estratto contributivo INPS.

Un esempio semplificato, in euro di oggi. Hai 50 anni e spendi 50.000 euro l’anno; dai 67 anni la pensione netta stimata è di 20.000 euro. Per i diciassette anni del ponte servono 850.000 euro, se si suppone prudentemente che quella parte del patrimonio renda quanto l’inflazione. Dopo, il patrimonio deve dare 30.000 euro l’anno per altri trent’anni o più: al 3% sono un milione. In tutto circa 1,85 milioni, contro i 2,5 milioni che servirebbero per prelevare 50.000 euro per sempre al 2%. La pensione pubblica, anche ridotta, cambia il conto.

Le tasse sui prelievi in Italia

Chi preleva vendendo quote di fondi o ETF non paga le tasse su tutta la cifra, ma solo sulla parte che è guadagno: il 26%, o il 12,5% per la quota di titoli di Stato. Nei primi anni dopo l’investimento quasi tutto il prelievo è capitale, e le tasse pesano poco; con il passare del tempo la parte di guadagno cresce. A questo si aggiunge l’imposta di bollo dello 0,20% l’anno sul valore degli strumenti finanziari, che per chi vive di rendita equivale a prelevare 0,2 punti in più ogni anno: su un 3%, quasi il 7% del prelievo.

Le regole americane del 4% non conoscono né il bollo né la tassazione italiana: sono un motivo in più per rifare i conti con i propri numeri invece di prendere una percentuale da un libro.

Come si rende più sicuro un piano di prelievo

Una riserva per gli anni cattivi

Il pericolo maggiore per chi ha appena smesso di lavorare è un crollo dei mercati nei primi anni, quando si preleva e si è costretti a vendere azioni ai prezzi più bassi. È il rischio di sequenza dei rendimenti. Tenere da parte qualche anno di spese in liquidità e obbligazioni a breve scadenza permette di attraversare un periodo cattivo senza vendere quello che è sceso.

Una spesa che si adatta

Il prelievo fisso, aggiornato solo all’inflazione, è il caso più rigido. Chi è disposto a spendere un po’ meno dopo un anno negativo può permettersi un prelievo iniziale più alto. Un’alternativa è ricalcolare ogni anno il prelievo in base al patrimonio e agli anni di vita attesi che restano, come raccontiamo nell’articolo sulla regola del 4% fuori dagli Stati Uniti.

Un obiettivo per ogni parte del patrimonio

Il ponte fino alla pensione, le spese degli anni successivi, i progetti e l’eredità hanno orizzonti diversi, e conviene investirli in modo diverso. È l’idea della pianificazione per obiettivi. Il punto di partenza è sapere con precisione cosa si possiede e cosa si deve coprire: lo stato patrimoniale della famiglia.

Coprire la longevità

Più a lungo si vive, più il patrimonio deve durare. Una parte della spesa coperta da una rendita, quella della pensione pubblica, di un fondo pensione o una rendita acquistata più avanti, riduce il rischio di restare senza soldi a novant’anni. Se convenga è una scelta da fare caso per caso: ne parliamo in pensione, meglio la rendita o il capitale?

Il tuo numero

Il 4%, il 3,5% e il 2,3% rispondono alla stessa domanda su dati diversi. Nessuno è il tuo numero. Il tuo dipende da quando smetti, da quanto spendi, da quando e quanto arriverà la pensione, da cosa vuoi lasciare e da quanto sei disposto ad adattare la spesa negli anni cattivi. Per una prima stima c’è il nostro calcolatore per vivere di rendita, gratuito; per un piano completo, con il ponte fino alla pensione e le tasse, serve guardare i tuoi numeri uno per uno.

Se il capitale viene dalla vendita dell’azienda, trovi come lavoriamo con gli imprenditori nella pagina dedicata alla consulenza per chi vende l’azienda.

Quanto puoi prelevare tu, con i tuoi numeri

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Domande frequenti su FIRE e prelievo sostenibile

La regola del 4% vale anche per chi smette di lavorare a 50 anni?

Con meno sicurezza. La regola nasce da simulazioni su trent’anni con i dati americani. Su sessant’anni, con un portafoglio metà azioni e metà obbligazioni, il 4% è riuscito nel 65% dei casi invece che nel 95%, e con i dati di molti paesi il prelievo che ha retto è più basso ancora.

Quanto capitale serve per vivere di rendita in Italia?

Dipende dalla spesa, dall’età in cui si smette e dalla pensione pubblica che arriverà. Chi smette a 50 anni deve coprire da solo tutta la spesa fino alla pensione e poi solo la differenza: per questo il capitale necessario si calcola in due tempi, non con una sola percentuale.

Le tasse si pagano su tutto quello che si preleva?

No. Vendendo quote di fondi o ETF si paga il 26%, o il 12,5% per la parte di titoli di Stato, solo sulla parte che è guadagno. In più c’è l’imposta di bollo dello 0,20% l’anno sul valore degli strumenti finanziari.

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filippo angeloni autore zoom - Athena SCF consulenza finanziaria indipendente
Filippo Angeloni
CEO & CFA – Athena SCF

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