Lo stato patrimoniale della famiglia e il funding ratio

Il check-up di un portafoglio di solito comincia e finisce con gli attivi: quanto vale, come è diviso, quanto ha reso. È metà del quadro. Un cliente con 2,2 milioni di patrimonio può essere molto ricco o appena in pari, e la differenza sta tutta in una colonna che quasi nessuno scrive: quella dei passivi.

Il programma di studio del CFA Institute dedicato ai patrimoni privati propone di trattare la famiglia come un piccolo fondo pensione: uno stato patrimoniale con gli attivi da una parte e gli impegni futuri, scontati a oggi, dall’altra. La misura che ne esce, il funding ratio, cambia il modo di leggere il rischio. In questo articolo ne proponiamo una versione con un esempio italiano.

Gli attivi che si vedono e i passivi che non si vedono

I passivi espliciti sono facili: mutui, finanziamenti, carte di credito. Quelli che contano davvero sono impliciti, perché sono spese future che la famiglia si aspetta di sostenere:

  • il tenore di vita in pensione, per la parte non coperta dalla pensione pubblica;
  • le spese sanitarie e di assistenza negli ultimi anni di vita;
  • gli studi dei figli;
  • quello che si vuole lasciare in eredità o in donazione.

Ognuna di queste voci si stima, si proietta nel tempo e si riporta a valore attuale. Nel caso usato dal curriculum, una famiglia con 6,9 milioni di attivi, i mutui pesano mezzo milione; la pensione e i lasciti, insieme, più di cinque. I passivi più grandi non sono i debiti, sono i progetti.

Un esempio italiano

Una coppia di liberi professionisti: lui ha 60 anni e vuole smettere a 65, lei ne ha 58. Una figlia all’università. Le ipotesi sono semplici e dichiarate, perché il punto è il metodo, non la precisione dei numeri:

  • spese in pensione da coprire con il patrimonio, oltre alla pensione delle casse: 60.000 euro l’anno in moneta di oggi, rivalutati del 2% l’anno, per trent’anni a partire dal sessantacinquesimo compleanno di lui. A fine periodo lei avrà 93 anni: oltre la media, come deve essere un piano prudente. Secondo le tavole di mortalità ISTAT del 2024, a 65 anni restavano in media 19,9 anni di vita agli uomini e 22,7 alle donne;
  • assistenza: 40.000 euro l’anno per cinque anni, dagli 85 anni di lui, con costi che crescono del 3% l’anno;
  • lascito alla figlia: un milione di euro fra trent’anni;
  • università: 20.000 euro l’anno per quattro anni;
  • mutuo residuo: 150.000 euro;
  • tasso di sconto: 3,5% nominale. Per gli impegni di lungo periodo è ragionevole usare il rendimento dei titoli di Stato con scadenza simile, cioè dei BTP; il valore qui è un’ipotesi dell’esempio.
AttiviEuroPassivi (valore attuale)Euro
Liquidità50.000Spese in pensione1.365.000
Portafoglio titoli1.080.000Assistenza175.000
Fondo pensione di lui250.000Lascito alla figlia356.000
Fondo pensione di lei150.000Università76.000
Casa di abitazione650.000Mutuo150.000
Altri beni50.000
Totale2.230.000Totale2.122.000

Il surplus, cioè la differenza, è di circa 108.000 euro. Il cliente si sente un milionario due volte; in realtà ha un margine del 5% su impegni che ha già preso, almeno nella sua testa.

Il funding ratio

Il funding ratio è il rapporto fra attivi e passivi: 2.230.000 / 2.122.000 = 1,05. Sopra 1 la famiglia è in grado di finanziare i suoi progetti, sotto 1 no, a meno di cambiare qualcosa. È lo stesso indicatore che si usa per i fondi pensione a prestazione definita, e ha il vantaggio di essere una percentuale: si confronta fra clienti con patrimoni molto diversi.

La leva nascosta

Il rapporto fra attivi e surplus è circa 20,6. Vuol dire che ogni movimento degli attivi arriva al surplus moltiplicato per venti. Un calo del 4,8% del patrimonio complessivo basta ad azzerarlo. Se il rischio sta tutto negli 800.000 euro investiti in azioni, fra portafoglio e fondi pensione, basta un ribasso azionario del 13,5%, che capita in un anno qualunque.

Con qualche ipotesi in più (azioni con rendimento medio del 7% e volatilità del 18%, il resto degli attivi che rende il 2%, i passivi che crescono al tasso di sconto) la probabilità che il surplus diventi negativo entro un anno è intorno al 21%. Lo stesso ordine di grandezza del caso del curriculum. Il cliente che guarda solo il portafoglio vede un anno «normale»; chi guarda lo stato patrimoniale vede che una volta su cinque il piano di vita va riscritto.

I tassi muovono il surplus più delle azioni

I passivi sono valori attuali, quindi dipendono dal tasso di sconto. Rifacendo i conti dell’esempio:

Tasso di scontoPassiviFunding ratio
2,5%2.570.0000,87
3,5%2.122.0001,05
4,5%1.775.0001,26

Un punto di tassi in meno sposta il funding ratio di quasi venti punti, con le azioni ferme. Il lascito, che arriva fra trent’anni, è la voce più sensibile: da 356.000 a 477.000 euro. Per questo un portafoglio costruito guardando solo gli attivi rende il surplus volatile, anche quando gli attivi sembrano tranquilli. Le obbligazioni di lunga durata, e quelle indicizzate all’inflazione per le spese che crescono con i prezzi, in quest’ottica non sono solo la parte «prudente» del portafoglio: sono la copertura dei passivi.

Il rendimento del funding ratio

Il curriculum propone di misurare il risultato dell’anno non con il rendimento del portafoglio ma con quello del funding ratio:

rendimento del funding ratio = (rendimento degli attivi − rendimento dei passivi) / (1 + rendimento dei passivi)

dove il rendimento dei passivi comprende l’effetto del tempo, delle variazioni dei tassi e delle nuove spese previste. Se in un anno gli attivi fanno +4% e i passivi, per un calo dei tassi, crescono del 9%, il funding ratio perde il 4,6%: un anno positivo per il portafoglio e negativo per il cliente.

C’è una proprietà meno intuitiva: il rendimento del funding ratio non dipende dal suo livello. Il curriculum lo mostra con due clienti della stessa età e con gli stessi impegni, uno con funding ratio 2 e l’altro 0,6, e lo stesso portafoglio 50/50: in una recessione il loro funding ratio si muove della stessa percentuale. Cambia la conseguenza, non la misura. Chi è a 2 può permettersi di assorbire il colpo; chi è a 0,6 deve agire su risparmio, spese o obiettivi.

Cosa cambia nel lavoro con il cliente

  • Il check-up comincia dai progetti, non dal portafoglio. Le domande da fare sono le stesse della pianificazione per obiettivi; lo stato patrimoniale le mette in un solo prospetto.
  • Il margine si comunica in modo onesto. «Hai 2,2 milioni» e «hai un margine di 108.000 euro sui tuoi progetti» sono due conversazioni diverse, e solo la seconda prepara il cliente a un anno cattivo.
  • Le leve sono tre, e il portafoglio è solo una: risparmiare di più, rivedere gli obiettivi (spesa in pensione, lascito, tempi), cambiare il rischio. Aumentare le azioni per «recuperare» alza la volatilità di un surplus già sottile.
  • Si rivede ogni anno, o dopo un evento importante: una vendita, un’eredità, un cambio nella famiglia. Anche quando il portafoglio non è cambiato, possono essere cambiati i tassi.

Per un cliente italiano ci sono due adattamenti. Le durate vanno prese dalle tavole ISTAT e non da quelle americane, con un orizzonte oltre la media; e le spese di assistenza meritano una stima a parte, perché tendono a crescere più dell’inflazione generale. Il resto del metodo si applica tale e quale.

Il quadro completo, attivi e impegni

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Domande frequenti sul funding ratio

Cos’è il funding ratio di una famiglia?

Il funding ratio è il rapporto fra attivi e passivi: 2.230.000 / 2.122.000 = 1,05. Sopra 1 la famiglia è in grado di finanziare i suoi progetti, sotto 1 no, a meno di cambiare qualcosa.

Come si calcola il rendimento del funding ratio?

rendimento del funding ratio = (rendimento degli attivi − rendimento dei passivi) / (1 + rendimento dei passivi)

Perché i tassi d’interesse cambiano il surplus?

I passivi sono valori attuali, quindi dipendono dal tasso di sconto. Un punto di tassi in meno sposta il funding ratio di quasi venti punti, con le azioni ferme.

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filippo angeloni autore zoom - Athena SCF consulenza finanziaria indipendente
Filippo Angeloni
CEO & CFA – Athena SCF

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