Quando un patrimonio familiare supera una certa dimensione, il problema smette di essere “come investire” e diventa “come tenere insieme tutto”. Un avvocato per la successione, un commercialista per le società, due o tre banche, un gestore, un notaio, magari un consulente per la filantropia. Ognuno vede un pezzo, nessuno vede l’insieme. Il family office nasce per risolvere questo.
Questo articolo è per chi segue famiglie con patrimoni importanti, commercialisti, avvocati, notai, consulenti, e per le famiglie stesse. Mette in ordine i modelli di family office descritti dal curriculum del CFA Institute per il private wealth, e spiega cosa significano nel quadro italiano.
Perché una famiglia crea un family office
Il curriculum indica tre ragioni principali.
- Economie di scala. Riunire sotto un’unica regia attività che prima erano sparse costa meno e funziona meglio.
- Preparare chi erediterà. Il family office è il luogo in cui la generazione successiva impara come è fatto il patrimonio, e quali sono le regole della famiglia su come farlo crescere, conservarlo e distribuirlo.
- Agire come un’unità. Una famiglia legata sia da parentela sia da interessi economici comuni, per esempio perché possiede insieme una o più imprese, ha più peso se decide in modo coordinato.
Ne derivano quattro caratteristiche che distinguono un family office da un semplice gestore: guarda ai bisogni finanziari e non finanziari della famiglia, offre un’attenzione personale e riservata, coinvolge i familiari e le diverse generazioni, e cambia struttura man mano che cambia la famiglia. Esiste per la famiglia, non ha uno scopo proprio.
Single family office: una struttura per una sola famiglia
Il single family office è una struttura dedicata a una sola famiglia e ai suoi beni. È il massimo della personalizzazione. I punti di forza sono la famiglia al centro, il servizio dedicato, la riservatezza, l’allineamento degli obiettivi e la possibilità di investire con orizzonti lunghi. I punti deboli sono i costi, la difficoltà di attrarre e trattenere persone competenti, un accesso a volte limitato ai prodotti e il problema della successione dentro la struttura stessa.
C’è un’osservazione del curriculum che vale per tutti i family office: le minacce più serie sono interne. Non arrivano dalla concorrenza, come in un’azienda, ma dai conflitti fra rami della famiglia e dai conflitti d’interesse fra la famiglia e chi lavora per lei.
Quattro tipi di single family office
Il curriculum li distingue con due domande: la famiglia possiede ancora l’impresa da cui è nata la ricchezza? Ed è ancora la prima generazione a guidare?
| Prima generazione | Generazioni successive | |
|---|---|---|
| L’impresa c’è ancora | Optimizer: diversificare e ridurre il rischio di avere tutto nell’impresa | Preserver: conservare e trasmettere, con molta attenzione a valori e governance |
| L’impresa è stata venduta | Founder: nasce da un evento di liquidità, per dare una direzione al patrimonio | Entrepreneurial: il family office diventa il nuovo veicolo imprenditoriale della famiglia |
La tabella è utile soprattutto per capire che non esiste un family office tipo: le priorità di una famiglia che ha appena venduto sono quasi opposte a quelle di una famiglia alla terza generazione che possiede ancora l’azienda.
Una variante da conoscere: il family office dentro l’azienda
In molte imprese familiari esiste di fatto un embedded family office: poche persone dell’amministrazione aziendale che seguono anche le finanze, le questioni legali e fiscali dei proprietari. È comodo, ma il curriculum ne indica i rischi: confini sfumati fra il patrimonio della famiglia e quello dell’azienda, responsabilità poco chiare, conflitti d’interesse e rischi legali che la famiglia spesso non vede. Chi segue un’impresa familiare italiana probabilmente ne ha incontrati parecchi.
Multi family office: più famiglie, costi condivisi
Il multi family office serve più famiglie insieme. I vantaggi sono le economie di scala, i costi condivisi per i servizi specialistici, un accesso migliore a gestori e investimenti con soglie minime alte, come il private equity, raggiunte mettendo insieme più clienti. Gli svantaggi sono meno attenzione personale, servizi più standardizzati e il rischio che informazioni riservate circolino dove non dovrebbero.
Il curriculum ricorda un punto spesso trascurato: un multi family office è una società con fini di lucro, e i suoi obiettivi non coincidono necessariamente con quelli della singola famiglia. Quando è promosso da una banca o da un altro intermediario, offre un unico interlocutore per tutti i servizi del gruppo, ma risponde meno ai bisogni specifici di ciascuna famiglia.
Virtual family office: la regia senza la struttura
Il virtual family office è il modello che cresce di più, secondo il curriculum: molti family office nuovi nascono così, e alcuni esistenti si sono trasformati in questa direzione. La famiglia non costruisce una struttura con sede e personale a tempo pieno. Tiene invece un piccolo nucleo di coordinamento e si appoggia a professionisti esterni specializzati: avvocato, notaio, commercialista, banche depositarie, consulente per gli investimenti.
Costa molto meno di un single family office ed evita i rischi della struttura dentro l’azienda. Il prezzo è una personalizzazione un po’ minore, e la necessità che qualcuno tenga davvero la regia: senza un coordinatore, un family office virtuale torna a essere un insieme di consulenti che non si parlano.
Quale modello per quale patrimonio
Il curriculum indica delle fasce orientative, espresse in dollari e pensate per il mercato internazionale:
- single family office: da 100 milioni di dollari in su;
- virtual family office: fra 20 e 100 milioni;
- multi family office: a partire da 20-30 milioni.
Non sono soglie di legge né standard italiani: servono a dare l’ordine di grandezza. La scelta dipende anche da quanto è complesso il patrimonio, da quanti paesi coinvolge, da quante generazioni partecipano e da quanto la famiglia tiene alla riservatezza.
Cosa cambia in Italia
In Italia non esiste un’autorizzazione specifica per fare il family office. Quella del family officer è una professione non organizzata in ordini, regolata dalla legge 4/2013, e la sua associazione di categoria, l’AIFO, ne rilascia un’attestazione di qualità. Questo non significa che un family office possa fare tutto.
La consulenza in materia di investimenti e la gestione di portafogli sono attività riservate dal Testo unico della finanza. Le possono svolgere solo soggetti autorizzati: banche e SIM per i servizi di investimento, e per la sola consulenza anche i consulenti finanziari autonomi e le società di consulenza finanziaria iscritti all’albo OCF. Un family office che raccomanda strumenti finanziari a una famiglia o ne gestisce il portafoglio deve quindi avere le autorizzazioni necessarie, o affidare quella parte a chi le ha. Dove passi il confine per una struttura posseduta dalla famiglia stessa è una questione da verificare caso per caso con un legale.
Nel modello virtuale, questo si traduce in una divisione dei ruoli chiara:
- il notaio e l’avvocato per successione, patti di famiglia, trust e accordi fra soci;
- il commercialista per la fiscalità della famiglia e delle società, comprese le holding;
- le banche depositarie che custodiscono i titoli, con conti intestati ai familiari o alle società;
- un consulente finanziario indipendente per la strategia d’investimento, il controllo dei costi e la valutazione dei gestori, senza conflitti d’interesse sui prodotti.
Una società di consulenza finanziaria come Athena può avere questo ruolo dentro un family office virtuale: non custodisce il patrimonio, non lo gestisce e non riceve compensi dai prodotti, ma può essere il punto in cui le scelte d’investimento vengono messe in fila e confrontate. Su alcuni temi vicini abbiamo già scritto: la consulenza per le holding, il trust nella pianificazione successoria e il patto di famiglia.
Le domande da fare prima di scegliere
Il curriculum suggerisce una serie di domande da rivolgere a un multi family office o a chi propone un modello virtuale. Le più utili, adattate:
- Chi sarà il mio referente, e quante famiglie segue?
- Quali servizi offrite, e come sono pagati: dalla famiglia, dai prodotti o da entrambi?
- Cosa fate direttamente e cosa affidate a terzi?
- Come proteggete la riservatezza dei dati della famiglia?
- Come tenete conto del rischio, delle spese della famiglia e dei piani di successione nel costruire il portafoglio?
- Come gestite una partecipazione concentrata, per esempio l’azienda di famiglia o le azioni ricevute con la vendita?
La seconda è quella che dice di più. Un family office pagato dalle commissioni sui prodotti che consiglia ha, verso la famiglia, lo stesso conflitto d’interessi di qualsiasi distributore.
Un consulente indipendente nel vostro family office
Lavoriamo accanto a notai, avvocati e commercialisti della famiglia. Non custodiamo il patrimonio e non riceviamo commissioni dai prodotti. La prima consulenza è gratuita.
Domande frequenti sui family office
Che differenza c’è fra single e multi family office?
Il single family office è dedicato a una sola famiglia e offre il massimo della personalizzazione, a costi alti. Il multi family office serve più famiglie insieme: costa meno grazie alle economie di scala, ma offre servizi più standardizzati ed è una società con fini di lucro.
Cos’è un virtual family office?
È un family office senza una struttura propria: un piccolo nucleo di coordinamento che si appoggia a professionisti esterni specializzati, come avvocato, notaio, commercialista, banche depositarie e consulente per gli investimenti.
Serve un’autorizzazione per fare il family office in Italia?
Non esiste un’autorizzazione specifica per il family office. Ma la consulenza in materia di investimenti e la gestione di portafogli sono attività riservate dal Testo unico della finanza: chi le svolge deve essere autorizzato, o affidarle a soggetti autorizzati.
Da quale patrimonio ha senso un family office?
Il curriculum del CFA Institute indica fasce orientative in dollari: da 100 milioni per un single family office, fra 20 e 100 milioni per uno virtuale, da 20-30 milioni per un multi family office. Non sono soglie di legge: contano anche complessità del patrimonio, paesi coinvolti e numero di generazioni.