3 modi per compensare le minusvalenze

Scopri quali sono i 3 migliori strumenti finanziari e come utilizzarli per compensare le minusvalenze e abbassare il tuo zainetto fiscale

Quando si investe può succedere di vendere in perdita e di generare quindi una minusvalenza ma non è tutto perduto se si sa come compensare le minusvalenze.

La compensazione delle minusvalenze permette di recuperare un credito fiscale nell’anno in corso e nei 4 anni successivi.

Cerchiamo di capire cosa sono e come compensare le minusvalenze.

Cosa sono le minusvalenze?

Le minusvalenze sono le perdite subite negli investimenti e sono rappresentate dalla differenza negativa tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita o di rimborso di uno strumento finanziario.

Esempio:

  • acquisto 10 azioni A a 10€ ciascuna per un valore di 1.000€
  • vendo 10 azioni A a 8€ per un valore di 800€
  • minusvalenza = 100-800=200€

Le minusvalenze generate finiscono nel proprio zainetto fiscale.

Le minusvalenze possono essere generate da ogni prodotto finanziario come certificati di investimento, ETF, fondi comuni, azioni, obbligazioni,..

Le minusvalenze hanno una scadenza pari all’anno in cui sono state generate e nei 4 anni successivi.

Esempio: se hai generato una minusvalenza il 15 aprile 2022 potrai compensarla fino al 31 dicembre 2026.

La compensazione delle minus cambia a seconda del regime fiscale che si utilizza.

Differenza tra regime amministrato e regime dichiarativo

In Italia l’investitore può optare per due regimi fiscali diversi:

  • regime amministrato
  • regime dichiarativo

Il regime amministrato è usato dal 90% degli investitori in quanto è la soluzione più semplice.

Il regime amministrato prevede la delega alla banca, la quale si occupa di eseguire gli adempimenti fiscali riguardo gli investimenti. Sarà la banca o il broker a calcolare le imposte per ogni singola operazione e versarle direttamente al fisco.

Le caratteristiche del regime amministrato sono:

  • soluzione più semplice;
  • anonimato dell’investitore;
  • meno efficienza fiscale, le imposte sono pagate subito.

Il regime dichiarativo è usato da una minima parte degli investitori in quanto è la soluzione più complessa.

Il dichiarativo consiste nel provvedere autonomamente a tutti gli adempimenti fiscali riguardo gli investimenti. Per fare ciò è indispensabile il più delle volte rivolgersi ad un commercialista con il conseguente pagamento del professionista e l’aumento dei costi.

Le caratteristiche del regime dichiarativo sono:

  • soluzione più complessa;
  • perdita dell’anonimato dell’investitore;
  • costi aggiuntivi per pagare il commercialista;
  • più efficienza fiscale, le imposte vengono rimandate.

Per un investitore con un’operatività medio-bassa ed un capitale limitato è consigliabile optare per il regime amministrato.

Le banche e i broker online con sede in Italia (es. Fineco, Directa, Widiba,…) offrono la possibilità di scegliere tra i due regimi fiscali al contrario delle piattaforme estere in cui è presente solo il regime dichiarativo (es. Degiro, InteractiveBrokers, Scalable Capital,…).

Come funziona la compensazione in base al regime?

Con il regime amministrato funziona con il criterio cronologico, cioè prima deve essere stata realizzata la minusvalenza e poi in seguito la plusvalenza*.

Con il regime dichiarativo non persiste nessun criterio cronologico, quindi è possibile compensare una minusvalenza con una plusvalenza generata anche precedentemente ad essa

*plusvalenza = differenza positiva tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita o di rimborso.

Differenza tra reddito di capitale e reddito diverso

Gli strumenti finanziari in Italia vengono suddivisi in base al tipo di reddito che producono:

  • reddito di capitale, non compensabile
  • reddito diverso, compensabile

I redditi di capitale sono formati dagli interessi, dagli utili e dai proventi percepiti nel periodo di imposta e sono certi nella realizzazione ed incerti nella quantità, possono essere solo positivi.

Le tipologie di prodotti finanziari facendo parte di questo gruppo sono:

  • plusvalenze e cedole degli ETF;
  • plusvalenze e cedole dei fondi comuni di investimento;
  • cedole delle obbligazioni;
  • dividendi delle azioni.

I redditi diversi sono formati dai proventi quali plusvalenze e minusvalenze e sono incerti sia nella realizzazione che nella quantità, possono essere sia positivi che negativi.

Le tipologie di prodotti finanziari facendo parte di questo gruppo sono:

  • plusvalenze e cedole dei certificati di investimento (ad eccezione della cedola incondizionata di un certificato a capitale protetto);
  • plusvalenze di prezzo degli ETC;
  • plusvalenze di prezzo delle azioni;
  • plusvalenze di prezzo delle obbligazioni;
  • plusvalenze di prezzo di opzioni e futures.

compensare minusvalenze
trattamento fiscale strumenti finanziari

*cedola certificato: ad eccezione delle cedole incondizionate dei certificati a capitale protetto che sono reddito di capitale.

Da questa tabella si evince quindi che ci sono 3 modi più plausibili per riuscire a generare plusvalenze compensabili con le minusvalenze:

  • plusvalenza titoli di stato, comprando sotto la pari e portando l’obbligazione a scadenza;
  • plusvalenza obbligazioni societarie, comprando sotto la pari e portando l’obbligazione a scadenza;
  • cedole e plusvalenza dei certificati di investimento, comprando sotto la pari e portando il certificato a scadenza oppure tramite i proventi.

Generare plusvalenza con azioni o ETC invece è più complicato in quanto non si ha la certezza entro una certa data di generare sicuramente un gain sullo strumento.

Vediamo ora i 3 casi appena citati con un esempio pratico per ottenere un recupero fiscale nel 2023 e nel 2024 andando a compensare minusvalenze generate quest’anno o nei 4 anni precedenti.

Migliori strumenti finanziari per compensare le minusvalenze

Titoli di Stato

dalla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita o di rimborso quindi non dobbiamo in questo caso focalizzarci sul rendimento cedolare.

L’unico modo per essere certi di generare realmente una plusvalenza è tramite il rimborso del capitale a 100 a scadenza, quindi comprando sotto la pari si riuscirà a creare ciò che cerchiamo.

Esempio 1:

BTP TF 0% NV23 EUR (IT0005482309)

Oggi quota a 97,67€

Buono Poliennale del Tesoro a tasso fisso che ha come prezzo di rimborso 100 a novembre 2023 con un rendimento netto a scadenza del 3,08%.

Esempio 2:

BTP TF 0% AG24 EUR (IT0005452989)

Oggi quota a 95,20€

Buono Poliennale del Tesoro a tasso fisso che ha come prezzo di rimborso 100 ad agosto 2024 con un rendimento netto a scadenza del 3,39%.

Obbligazioni societarie

Le obbligazioni societarie permettono di compensare le minusvalenze solo con ciò che viene generato dalla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita o di rimborso quindi non dobbiamo in questo caso focalizzarci sul rendimento cedolare.

L’unico modo per essere certi di generare realmente una plusvalenza è tramite il rimborso del capitale a 100 a scadenza, quindi comprando sotto la pari si riuscirà a creare ciò che cerchiamo.

Esempio 1:

VOLKSWAGEN LEASING TF 0% LG 24 (XS2343821794)

Oggi quota a 94,97€

Obbligazione societaria a tasso fisso che ha come prezzo di rimborso 100 a luglio 2024 con un rendimento netto a scadenza del 3,66%.

Certificati di investimento

I certificati di investimento sono il prodotto più efficiente a livello fiscale in quanto ti permettono di recuperare le minusvalenze sia dalle plusvalenze che dalle cedole. L’unica eccezione è data dalle cedole dei certificati a capitale condizionatamente protetto che sono considerate reddito di capitale.

Hai 1000 euro di minusvalenze. Decidi di vendere un certificato di investimento per realizzare una plusvalenza pari a 600 euro. Tale plusvalenza non sarà tassata bensì andrà a diminuire la tua minusvalenza che diventerà di 400 euro (1000-600).

Nel caso non avessi avuto una minusvalenza da compensare avresti pagato un imposta del 26% pari a 156 euro (600×26%).

Esempio 1:

Ak Targetced Sd 1810 100 150923 (IT0005212516)

Oggi quota a 98,15€.

Si tratta di un certificato a capitale protetto con protezione del capitale pari al 100%, emesso da Banca Akros, scadenza il 15 settembre 2023, che ha come sottostante l’indice Euro Stoxx Select Dividend 30.

Utilizzabile soprattutto per ottenere il rimborso del capitale a scadenza e generare una plusvalenza per compensare le minusvalenze.

Ha un rischio di 1 su 7.

Esempio 2:

Smt Telecom/Leo/Bpm/Ucg Exp 251124 (IT0006753641)

Oggi quota a 920,05.

Si tratta di un certificato a capitale condizionatamente protetto fixed cash collect, emesso da Smart ETN, scadenza il 25 novembre 2024, che ha come sottostante Telecom, Leonardo, Banco BPM e Unicredit.

Offre una barriera pari al 60% e un coupon mensile dello 0,833%.

Utilizzabile soprattutto per ottenere cedole che si possono utilizzare per compensare le minusvalenze.

Ha un indicatore di rischio di 6 su 7.

Conclusioni

Compensare le minusvalenze non è facile in quanto ogni strumento finanziario ha il suo trattamento fiscale differente.

I certificati di investimento sono il miglior strumento per l’efficienza fiscale ma non sono gli unici come abbiamo visto.

L’utilizzo dei certificati per compensare le minus è però complicato infatti bisogna selezionare molto bene l’emittente (è presente il rischio controparte) e il sottostante oltre alla tipologia di certificates in base all’utilizzo che si vuole farne.

Athena SCF ha in lavorazione un ebook gratuito sui certificati di investimento, se non vuoi perdertelo iscriviti alla lista di attesa così appena sarà pubblico lo riceverai automaticamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

consulenza finanziaria indipendente Athena SCF
consulenza finanziaria indipendente Athena SCF