Deducibilità del fondo pensione: il limite di 5.300 € dal 2026

La deducibilità del fondo pensione è il vantaggio più immediato della previdenza complementare: una parte di ciò che versi torna indietro subito, sotto forma di IRPEF che non paghi. Dal 2007, quando è entrata in vigore la riforma della previdenza complementare, il tetto era fermo a 5.164,57 euro, cioè ai vecchi dieci milioni di lire. Dal 2026 è di 5.300 euro.

Vediamo cosa entra nel limite, quanto vale davvero e cosa succede a chi versa di più, con le regole del decreto legislativo 252/2005 come modificato dalla legge di bilancio 2026.

Deducibilità del fondo pensione: il limite di 5.300 euro

L’articolo 8, comma 4, del decreto 252/2005 stabilisce che i contributi versati alle forme di previdenza complementare sono deducibili dal reddito complessivo fino a un limite annuo. La legge 199/2025 ha aggiunto una frase: «A decorrere dal periodo d’imposta 2026, il limite di cui al primo periodo è innalzato a euro 5.300».

«Dal periodo d’imposta 2026» significa che il nuovo limite vale per tutti i versamenti del 2026, anche quelli fatti nei primi mesi dell’anno, e che lo userai per la prima volta nella dichiarazione dei redditi del 2027.

Deduzione e detrazione non sono la stessa cosa. La detrazione toglie una percentuale dall’imposta; la deduzione toglie l’importo dal reddito su cui l’imposta si calcola. Il risparmio, quindi, è pari alla tua aliquota marginale: più guadagni, più vale.

Cosa entra nel limite e cosa no

  • Entrano i contributi che versi tu, quelli del datore di lavoro e quelli che versi per un familiare fiscalmente a carico, per la parte che lui non ha dedotto.
  • Entrano anche i versamenti con cui reintegri un’anticipazione ricevuta in passato.
  • Non entra il TFR: non si deduce perché non è mai stato tassato in busta paga. Sarà tassato all’uscita, con l’aliquota agevolata del fondo.

Il limite è unico, per persona e per anno, anche se hai più fondi. Se il tuo datore di lavoro versa 1.000 euro di contributo contrattuale, a te ne restano 4.300 deducibili.

Il TFR resta fuori dal tetto, quindi chi lo versa al fondo può aggiungerlo senza consumare spazio deducibile. Se stai ancora decidendo, ne abbiamo parlato in TFR in azienda o nel fondo pensione.

Quanto si risparmia davvero

Le aliquote IRPEF 2026 sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000, 43% oltre. Ecco il risparmio di imposta con 5.300 euro dedotti, nell’ipotesi che dopo la deduzione il reddito resti nello stesso scaglione. Il conto riguarda la sola IRPEF nazionale: non considera le addizionali regionali e comunali, che fanno risparmiare qualcosa in più, né l’effetto sulle detrazioni.

Reddito imponibileAliquota marginaleRisparmio con 5.300 euro dedotti
25.000 euro23%1.219 euro
40.000 euro33%1.749 euro
60.000 euro43%2.279 euro

L’aumento del limite, in sé, vale poco: sono 135,43 euro deducibili in più, cioè al massimo 58 euro di imposta all’anno. Quello che conta è usare il limite, non il suo ritocco.

C’è poi un rovescio da conoscere. Quello che deduci oggi sarà tassato all’uscita, ma con una ritenuta dal 15% al 9% invece che con la tua aliquota marginale. Il guadagno netto è la differenza fra le due, più il rendimento che l’imposta risparmiata produce nel frattempo. Come si calcola la ritenuta lo trovi nella guida alla tassazione del fondo pensione.

Se la tua imposta è già azzerata da detrazioni e soglie di esenzione, la deduzione non fa risparmiare nulla. In quel caso conviene dichiarare i contributi come non dedotti, così all’uscita non saranno tassati.

Come si ottiene la deduzione

Se versi tramite la busta paga, di norma la deduzione la applica già il datore di lavoro, che riduce il reddito su cui ti trattiene l’IRPEF. Se versi da solo, con un bonifico al fondo, la chiedi nella dichiarazione dei redditi, conservando le contabili o l’attestazione dei versamenti che il fondo ti invia.

Se versi più di 5.300 euro

Puoi versare quanto vuoi: il limite riguarda la deduzione, non i versamenti. La parte eccedente non riduce l’IRPEF, ma non va sprecata, a una condizione: devi comunicare al fondo l’importo non dedotto entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello del versamento, o prima, se nel frattempo matura il diritto alla prestazione.

Con la comunicazione, quei contributi all’uscita non saranno tassati, perché non hanno avuto il beneficio all’ingresso. Senza, il fondo li tratterà come dedotti e li sottoporrà alla ritenuta. I rendimenti che producono, invece, pagano comunque il 20% durante l’accumulo, come tutti gli altri.

Il bonus per chi ha cominciato a lavorare dopo il 2006

Il comma 6 dell’articolo 8 prevede un recupero per chi ha avuto la prima occupazione dopo il 1° gennaio 2007. Se nei primi cinque anni di partecipazione hai versato meno del massimo deducibile, nei venti anni successivi al quinto puoi dedurre anche oltre il limite, fino a recuperare lo spazio non usato, ma per non più della metà del limite annuo: oggi 2.650 euro. In quegli anni il tetto complessivo arriva così a 7.950 euro.

Un esempio con un’ipotesi dichiarata: il limite resta a 5.300 euro per tutto il periodo. Una giovane lavoratrice si iscrive nel 2026 e nei primi cinque anni versa in totale 6.500 euro. Lo spazio deducibile di quei cinque anni era 26.500 euro, quindi ne restano 20.000 non usati. Dal sesto anno può dedurne fino a 7.950 l’anno, finché non ha recuperato i 20.000: servono poco più di sette anni e mezzo al ritmo massimo.

È un buon motivo per aprire presto una posizione anche con versamenti piccoli, per esempio un fondo pensione per i figli: gli anni di partecipazione cominciano a contare comunque.

Familiari a carico e regime forfettario

Se versi per un familiare fiscalmente a carico, la deduzione spetta prima a lui, sul suo reddito. La parte che lui non deduce puoi dedurla tu, sempre dentro il tuo limite complessivo di 5.300 euro.

Chi è in regime forfettario non ha un reddito complessivo IRPEF da cui dedurre, a meno di avere altri redditi. Per lui la regola utile è la comunicazione dei contributi non dedotti: la prestazione, per quella parte, sarà esente. Ne abbiamo parlato in regime forfettario e fondo pensione.

Quanto versare, e dove, per usare bene la deduzione

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Fonti: decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, art. 8, commi 4, 5 e 6, e art. 11, comma 8, testo coordinato pubblicato dalla COVIP; legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026), art. 1, comma 201; COVIP, Relazione per l’anno 2025; COVIP, Guida introduttiva alla previdenza complementare; Agenzia delle Entrate, aliquote e calcolo dell’IRPEF 2026.

Domande frequenti sulla deducibilità del fondo pensione

Qual è il limite di deducibilità del fondo pensione nel 2026?

Dal periodo d’imposta 2026 il limite è di 5.300 euro l’anno, contro i 5.164,57 euro precedenti. Comprende i contributi del lavoratore e del datore di lavoro, ma non il TFR.

Cosa succede ai contributi che superano il limite?

Non si deducono, ma se comunichi al fondo l’importo non dedotto entro il 31 dicembre dell’anno successivo al versamento, all’uscita quei contributi non saranno tassati.

Chi può dedurre più di 5.300 euro?

Chi ha avuto la prima occupazione dopo il 1° gennaio 2007 e nei primi cinque anni di partecipazione ha versato meno del massimo deducibile. Nei venti anni successivi al quinto può dedurre fino a 2.650 euro in più all’anno, fino a recuperare lo spazio non usato, per un tetto complessivo di 7.950 euro.

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filippo angeloni autore zoom - Athena SCF consulenza finanziaria indipendente
Filippo Angeloni
CEO & CFA – Athena SCF

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