Molti avvocati nei primi anni di professione sono in regime forfettario. Prima o poi arriva la domanda: ha senso aprire un fondo pensione, visto che la pensione della Cassa Forense si calcola sempre di più su quanto versi? La risposta passa da una distinzione che spesso si confonde: quella tra i contributi alla Cassa e i versamenti al fondo.
In questo articolo trovi come funzionano le due cose nel forfettario, cosa succede alla parte che non puoi dedurre, l’adempimento da non dimenticare e come ragionare sulla convenienza. Il quadro generale dei temi finanziari della professione è in consulenza finanziaria indipendente per avvocati.
Una premessa: Athena SCF non dà consulenza fiscale. Qui trovi le regole generali per orientarti; come si applicano alla tua dichiarazione lo verifica il tuo commercialista.
I contributi alla Cassa Forense si deducono
Nel forfettario i contributi previdenziali obbligatori si deducono dal reddito determinato forfettariamente. Se superano quel reddito, l’eccedenza è deducibile dal reddito complessivo. Lo chiarisce l’Agenzia delle Entrate.
Per un avvocato questo significa che il contributo soggettivo e quello integrativo dovuti alla Cassa riducono la base su cui paghi l’imposta. È un punto a favore della previdenza obbligatoria, che vale la pena tenere presente quando confronti le alternative.
Il fondo pensione, invece, di solito no
Per la previdenza complementare la regola è diversa. Come indica la COVIP, i lavoratori autonomi in regime forfettario non beneficiano della deducibilità dei contributi versati al fondo pensione nella fase di accumulo.
In linea generale, la deduzione diventa possibile solo se hai altri redditi che concorrono al reddito complessivo IRPEF, da cui dedurre i versamenti. Se il reddito da avvocato in forfettario è l’unico che hai, i versamenti al fondo non riducono le tasse di oggi. Se hai anche altri redditi, per esempio da lavoro dipendente o da immobili, verifica con il commercialista se e quanto puoi dedurre nel tuo caso.
Per confronto, in regime ordinario il limite annuo di deducibilità dei versamenti alla previdenza complementare è di 5.300 euro dal 2026, per effetto della legge di bilancio 2026 (legge 199/2025); fino al 2025 era di 5.164,57 euro. Ti interessa se pensi di uscire dal forfettario negli anni in cui continuerai a versare.
La parte non dedotta non si paga due volte
Qui c’è il punto che cambia il ragionamento. Sempre secondo la COVIP, quando arrivi al pensionamento la parte dei contributi che non hai dedotto non è tassata. Il vantaggio fiscale, in altre parole, non sparisce: si sposta dalla fase di versamento a quella in cui ricevi la prestazione, limitatamente ai contributi non dedotti.
Perché questo funzioni, però, il fondo deve sapere quanto non hai dedotto.
L’adempimento da non dimenticare
Chi non deduce tutto o parte dei contributi deve comunicare al fondo pensione l’importo non dedotto entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello del versamento. Per i versamenti del 2026, quindi, entro il 31 dicembre 2027.
È una comunicazione semplice, ma va fatta ogni anno. Metti un promemoria, e chiedi al tuo fondo con quale modulo o canale la accetta.
Allora conviene o no
Non esiste una risposta valida per tutti. Esiste un modo ordinato di arrivarci, che parte dal fatto che il fondo pensione non è l’unico posto dove mettere quei soldi.
Prima capisci quanto ti manca
La domanda vera non è “fondo pensione sì o no”, ma “quanto mi mancherà alla pensione, e qual è il modo migliore per colmarlo”. Con la riforma entrata in vigore nel 2025, chi si iscrive alla Cassa dal 1° gennaio 2025 avrà la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo, e chi era già iscritto avrà una quota contributiva sempre più rilevante. Ne parliamo in Pensione dell’avvocato: quanto prenderai davvero e in Riforma Cassa Forense: cosa cambia per la tua pensione.
Poi confronta le alternative
- Dentro la Cassa: se hai pagato i contributi minimi ridotti, puoi integrarli entro 12 anni dalla prima iscrizione; puoi anche scegliere la contribuzione modulare volontaria, tra l’1% e il 20% del reddito professionale netto. Come si trattano questi versamenti nella tua dichiarazione è una domanda da fare al commercialista.
- Il fondo pensione: senza deduzione oggi, ma con la parte non dedotta non tassata alla prestazione. Contano molto i costi e la linea di investimento: le cose da guardare sono in come scegliere i migliori fondi pensione.
- Un investimento libero: nessun vincolo di destinazione, soldi disponibili se lo studio ne ha bisogno o se vuoi smettere prima.
E tieni conto di come cambierà la tua situazione
Il forfettario spesso è una fase, non una condizione permanente. Se prevedi di passare al regime ordinario, i versamenti al fondo degli anni successivi potranno essere dedotti entro il limite annuo, e un fondo aperto oggi a costi bassi è già pronto. Se invece il tuo reddito resterà contenuto a lungo, la flessibilità di un investimento libero può valere di più.
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Domande frequenti su forfettario e fondo pensione
Un avvocato in regime forfettario può dedurre i versamenti al fondo pensione?
In linea generale no: secondo la COVIP i lavoratori autonomi in regime forfettario non beneficiano della deducibilità dei contributi alla previdenza complementare. La deduzione è possibile solo se ci sono altri redditi che concorrono al reddito complessivo IRPEF, e va verificata con il commercialista.
I contributi alla Cassa Forense si deducono nel regime forfettario?
Sì. I contributi previdenziali obbligatori si deducono dal reddito determinato forfettariamente, e l’eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo.
Cosa succede alla parte non dedotta del fondo pensione?
Al pensionamento la parte dei contributi non dedotta non è tassata. Il vantaggio fiscale non si perde, ma si sposta al momento in cui ricevi la prestazione.
Entro quando va comunicato al fondo l’importo non dedotto?
Entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello del versamento. Per i contributi versati nel 2026 la comunicazione va fatta entro il 31 dicembre 2027, e va ripetuta ogni anno.