Se sei iscritto alla Cassa Forense, dal 1° gennaio 2025 paghi di più e la tua pensione si calcola in modo diverso. Non è un ritocco: la riforma alza il contributo soggettivo anno dopo anno e sposta il calcolo verso il sistema contributivo, quello in cui la pensione dipende da quanto hai versato davvero.
In questo articolo trovi cosa cambia, per chi, e quali domande conviene farsi adesso invece che a pochi anni dalla pensione. Se vuoi prima un quadro generale dei temi finanziari che riguardano la professione, parti da consulenza finanziaria indipendente per avvocati.
Da dove arriva la riforma
La riforma è stata approvata dal Comitato dei Delegati della Cassa con la delibera n. 13 del 23 maggio 2024, poi approvata con decreto interministeriale del 27 settembre 2024 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 238 del 10 ottobre 2024. È in vigore dal 1° gennaio 2025.
I testi aggiornati, il Regolamento e le istruzioni per i versamenti sono sul sito della Cassa Forense: è lì che conviene controllare ogni volta che una cifra ti serve per una decisione.
I contributi: l’aliquota sale fino al 18%
Il contributo soggettivo è quello che finanzia la tua pensione, e si calcola in autoliquidazione sul reddito netto professionale dichiarato ai fini IRPEF. Fino al 2024 l’aliquota era il 15%. Con la riforma cresce di un punto all’anno:
| Anno | Fino al tetto reddituale | Sul reddito oltre il tetto |
|---|---|---|
| 2025 | 16% | 3% |
| 2026 | 17% | 3% |
| dal 2027 | 18% | 3% |
Nel 2025 il tetto era di 130.000 euro di reddito netto professionale. Il contributo integrativo resta al 4% del volume d’affari ai fini IVA.
Una regola a parte vale per chi è già in pensione di vecchiaia e resta iscritto perché continua a esercitare: versa il soggettivo al 12%, più il 3% oltre il tetto, e non deve più il contributo minimo soggettivo. Restano dovuti invece il minimo integrativo e il contributo di maternità.
Tre punti in più in tre anni, su un reddito professionale medio, sono una cifra che si sente. La domanda utile non è solo quanto pagherai, ma quanto di quei soldi tornerà sotto forma di pensione: ed è qui che entra il cambio di calcolo.
Il calcolo: da retributivo a contributivo
Se eri iscritto prima del 2025
Chi aveva già anzianità contributiva al 31 dicembre 2024 riceverà una pensione fatta di tre quote, sommate tra loro:
- una quota retributiva, per gli anni di anzianità fino al 31 dicembre 2024;
- una quota contributiva, per gli anni successivi al 31 dicembre 2024;
- la quota modulare, legata ai versamenti volontari di cui parliamo più sotto.
In pratica gli anni già maturati mantengono il calcolo di prima, e ogni anno che passa da qui in avanti si aggiunge con il calcolo contributivo. Più sei giovane, più la parte contributiva peserà sul totale.
Se ti sei iscritto dal 2025
Chi si iscrive alla Cassa per la prima volta dal 1° gennaio 2025 avrà la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo. Per te non esiste una quota retributiva: quello che riceverai dipenderà da quanto verserai nel corso di tutta la carriera, compresi gli anni iniziali in cui il reddito è di solito più basso.
Il trattamento minimo si abbassa
Secondo quanto previsto dalla riforma, anche il trattamento minimo di pensione scende nel tempo: 12.500 euro annui nel 2025 e 2026, 11.400 euro nel 2027 e 2028, 10.250 euro dal 2029. L’integrazione al minimo, quando la pensione è più bassa, si può chiedere solo se i redditi complessivi tuoi e del coniuge non superano il doppio della pensione minima. Non è quindi una rete di sicurezza su cui contare per pianificare.
La contribuzione modulare: la leva volontaria
Oltre ai contributi obbligatori, la Cassa permette di versare un contributo modulare volontario, tra l’1% e il 20% del reddito professionale netto IRPEF, entro il tetto annuale. In cambio ottieni una quota aggiuntiva di pensione. Possono farlo gli iscritti e, fino all’età della pensione di vecchiaia, i titolari di pensione di invalidità.
La percentuale si sceglie nel Modello 5, e se poi non paghi la modulare che avevi indicato non ci sono sanzioni. È quindi una scelta flessibile, che puoi rivedere ogni anno in base a come è andato lo studio.
Se ha senso usarla dipende da cosa confronti. La stessa somma potrebbe andare in un fondo pensione, in un piano di investimento libero, o restare disponibile per lo studio. Ognuna di queste strade ha costi, vincoli e trattamento fiscale diversi, e la risposta cambia con gli anni che ti mancano alla pensione.
Cosa conviene fare adesso
La riforma non richiede di prendere decisioni in fretta, ma rende più costoso rimandarle. Con il contributivo ogni anno conta, e un anno di versamenti bassi non si recupera da solo. Tre passi ti danno un quadro concreto:
- Ricostruisci la tua posizione: da quando sei iscritto, quanti anni di effettiva iscrizione e contribuzione hai, se hai usato i contributi minimi ridotti e se ti conviene integrarli.
- Fatti un’idea della pensione attesa e dell’età a cui potrai andarci: ne parliamo in Pensione dell’avvocato: quanto prenderai davvero.
- Confronta le leve: modulare, riscatto degli anni di laurea o di praticantato, fondo pensione, investimenti. Se sei in regime forfettario, leggi prima Avvocato in regime forfettario: il fondo pensione conviene?.
Sulla parte fiscale, cioè su quanto dei versamenti puoi dedurre nel tuo caso, il riferimento è il tuo commercialista: noi non diamo consulenza fiscale, ma possiamo lavorare con lui sui numeri.
Capisci cosa vuol dire la riforma per la tua pensione
Athena SCF è una società di consulenza finanziaria indipendente iscritta all’albo OCF: non vendiamo prodotti e non riceviamo commissioni. La prima consulenza è gratuita.
Domande frequenti sulla riforma della Cassa Forense
Da quando è in vigore la riforma della Cassa Forense?
Dal 1° gennaio 2025. La riforma nasce dalla delibera del Comitato dei Delegati n. 13 del 23 maggio 2024, approvata con decreto interministeriale del 27 settembre 2024 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 238 del 10 ottobre 2024.
Quanto è il contributo soggettivo della Cassa Forense nel 2026?
Nel 2026 il contributo soggettivo in autoliquidazione è il 17% del reddito netto professionale IRPEF fino al tetto reddituale, più il 3% sul reddito che lo supera. Era il 16% nel 2025 e sarà il 18% dal 2027.
Chi era iscritto prima del 2025 avrà una pensione tutta contributiva?
No. Chi aveva anzianità contributiva al 31 dicembre 2024 riceverà la somma di tre quote: una retributiva per gli anni fino al 2024, una contributiva per gli anni successivi e la quota modulare. Il calcolo interamente contributivo riguarda chi si iscrive per la prima volta dal 1° gennaio 2025.
La contribuzione modulare della Cassa Forense è obbligatoria?
No, è volontaria. Puoi scegliere di versare tra l’1% e il 20% del reddito professionale netto IRPEF, entro il tetto annuale, indicando la percentuale nel Modello 5. Se poi non versi la modulare scelta non ci sono sanzioni.