Dentista: vendere lo studio e investire il ricavato

Vendere lo studio dentistico è spesso il momento in cui il lavoro di una vita diventa, tutto in una volta, una grossa somma di denaro. È anche il momento in cui si fanno gli errori più costosi: lasciare i soldi fermi sul conto per mesi, oppure metterli tutti nel primo prodotto che propone la banca, che quella somma l’ha vista arrivare.

In questo articolo parliamo di cosa fare prima e dopo la firma, dal punto di vista di chi deve investire il ricavato. Gli odontoiatri sono iscritti all’ENPAM come i medici, e molte delle scelte che trovi nella pagina sulla consulenza finanziaria per medici e odontoiatri valgono anche qui.

Prima di firmare: il fisco con il commercialista

Quanto ti resta davvero dalla vendita dipende da come la vendita è impostata. Dal 2024 la riforma del reddito di lavoro autonomo (decreto legislativo 192 del 2024) ha riscritto le regole sulla cessione della clientela e dello studio professionale, e ha introdotto la possibilità di conferire lo studio in una società in neutralità fiscale, a determinate condizioni.

Sono regole nuove, e il loro effetto dipende dalla forma dell’operazione e dalla tua situazione. Il trattamento fiscale della cessione va quindi definito con il commercialista prima di firmare, non dopo. Serve anche a noi: per costruire un piano di investimento bisogna sapere quale somma netta arriverà, quando arriverà e quanta parte andrà accantonata per le imposte.

Gli errori da evitare con il ricavato

Tenere tutto fermo sul conto

Dopo una vendita è naturale voler prendere tempo. Ma il tempo senza un piano ha un costo: la liquidità ferma perde potere d’acquisto anno dopo anno, e una somma che doveva durare per decenni si assottiglia senza che nulla lo segnali. Prendere tempo va bene; farlo senza una data e senza un criterio no.

Mettere tutto in un solo prodotto proposto dalla banca

Quando sul conto arriva una grossa somma, arrivano anche le proposte: gestioni patrimoniali, polizze, fondi della casa. Il problema non è il singolo prodotto, ma due cose insieme. La prima è la concentrazione: tutto in una sola soluzione, scelta da chi ha interesse a venderla. La seconda sono i costi, che su una somma importante valgono migliaia di euro ogni anno e si vedono davvero solo nel rendiconto annuale. Come leggerlo è spiegato in Rendiconto MiFID: come capire se stai pagando troppe commissioni.

Investire tutto il giorno dopo

L’errore opposto è entrare sui mercati con l’intera somma in un giorno solo. Il rischio non è tanto perdere, quanto trovarsi con il momento sbagliato su tutta la cifra, e prendere poi decisioni sotto pressione.

Come investire il ricavato, un passo alla volta

1. Separare i soldi per scopo

Il primo lavoro è dividere la somma in parti, ognuna con il suo compito:

  • la liquidità di breve periodo: le imposte da pagare sulla vendita, le spese previste nei prossimi anni, una riserva per gli imprevisti. Questa non va investita in strumenti che possono oscillare;
  • i progetti a medio termine: l’aiuto ai figli, la casa, un’altra attività;
  • il capitale di lungo periodo: quello che deve integrare la pensione e durare nel tempo.

Solo l’ultima parte è davvero da investire con un orizzonte lungo. Averla separata rende più facile tollerare le oscillazioni, perché non tocca i soldi che ti servono domani.

2. Entrare in modo graduale

Per la parte da investire conviene definire in anticipo tempi e quote di ingresso, distribuendo gli acquisti su un periodo stabilito. Il piano va scritto prima, così da non doverlo rinegoziare con se stessi a ogni notizia sui mercati.

3. Guardare i costi prima dei rendimenti

I rendimenti futuri nessuno li conosce; i costi invece sono certi e si pagano ogni anno, qualunque cosa facciano i mercati. Su una somma importante, la differenza fra una soluzione costosa e una efficiente è una delle poche variabili che puoi controllare davvero.

4. Diversificare

Il capitale che ha costruito lo studio era concentrato su un’unica attività, la tua. Quello che nasce dalla vendita non ha motivo di esserlo: va distribuito fra strumenti, emittenti e aree diverse, in proporzioni coerenti con il rischio che puoi sostenere.

Il ragionamento è simile a quello di chi riceve un’eredità importante, che abbiamo descritto in Come investire un’eredità.

Hai venduto lo studio, o stai per farlo

Costruiamo un piano per il ricavato prima che la somma resti ferma o finisca in un solo prodotto. Non vendiamo prodotti e siamo pagati solo da te: la prima consulenza è gratuita.

Il ricavato e la pensione

Il capitale della vendita non va pianificato da solo, ma insieme a quello che arriverà dalla previdenza.

  • La pensione ENPAM: la Quota B dipende dai redditi da libera professione dichiarati e dai contributi versati, quindi se smetti di esercitare smette di crescere. La Quota A è dovuta finché resti iscritto all’Albo, fino all’età pensionabile. Come si compone la pensione lo spieghiamo in ENPAM: come funziona la pensione per i medici.
  • L’eventuale fondo pensione, per esempio FondoSanità: al momento del pensionamento andrà deciso come riscuoterlo, e la scelta si fa meglio sapendo quanto capitale personale c’è accanto. Ne parliamo in Pensione: meglio la rendita o il capitale.

Il capitale della vendita può colmare la distanza fra la pensione e il tenore di vita che vuoi mantenere. Un portafoglio costruito per produrre entrate regolari è una delle strade: è quella seguita da un medico del settore pubblico che, con un uso solo parziale della RITA e un portafoglio a rendita, oggi ha circa 1.800 euro al mese oltre alla pensione pubblica. Il caso è nel case study sulla pensione anticipata di un medico.

Il ricavato e la famiglia

Una somma importante pone anche la domanda di come proteggerla e trasmetterla. Gli strumenti sono diversi e vanno scelti sul caso concreto, con il notaio e il commercialista: il trust e il fondo patrimoniale sono due di questi, con finalità e limiti diversi.

Domande frequenti

Come si tassa la vendita dello studio dentistico?

Dal 2024 la riforma del reddito di lavoro autonomo, il decreto legislativo 192 del 2024, ha riscritto le regole sulla cessione della clientela e dello studio professionale. Il trattamento fiscale dipende da come è impostata l’operazione e va definito con il commercialista prima di firmare.

Conviene investire subito tutto il ricavato della vendita dello studio?

In genere no. Prima si separa la liquidità che serve nel breve periodo, comprese le imposte da pagare, da quella da investire a lungo termine. Per quest’ultima conviene definire in anticipo tempi di ingresso graduali, invece di entrare sui mercati con l’intera somma in un giorno.

Posso conferire lo studio dentistico in una società?

La riforma del 2024 ha introdotto la possibilità di conferire lo studio professionale in una società in neutralità fiscale, a determinate condizioni. Se e come convenga nel tuo caso va valutato con il commercialista.

Da quale patrimonio conviene un consulente finanziario indipendente?

In generale da circa 200.000 euro in su. Chi vende uno studio avviato si trova spesso sopra questa soglia, e un consulente pagato solo dal cliente, senza commissioni da banche o assicurazioni, può aiutare a evitare costi e concentrazioni inutili.

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filippo angeloni autore zoom - Athena SCF consulenza finanziaria indipendente
Filippo Angeloni
CEO & CFA – Athena SCF

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