Gestione passiva o attiva: qual è la migliore?

Scopri quali sono le differenze tra gestione passiva e attiva in termini di funzionamento, performance e costi, non crederai al risultato

Il tuo grande dubbio è capire se sia meglio affidarsi ad una gestione passiva o ad una gestione attiva?

Quale strategia può avere un rendimento maggiore? Quale ha maggior rischio?

Infatti, qualsiasi investitore consapevole si trova con il dilemma se affidarsi ad un fondo passivo o attivo nella fase di pianificazione finanziaria.

Se anche tu hai questo dubbio, questo articolo fa per te!

Ti mostrerò la differenza tra gestione attiva e passiva, andando a capire quale sia la strategia migliore per un investimento, mostrandoti qualche dato molto importante!

Gestione passiva vs gestione attiva: le differenze

La gestione passiva, o gestione indicizzata, si caratterizza per il fatto che il gestore persegue un’asset allocation tale da replicare il più fedelmente possibile il benchmark di riferimento.

La gestione passiva è coerente con l’ipotesi di mercati efficienti.

Se i mercati sono efficienti non è possibile batterli sistematicamente al netto dei costi informativi, quindi un investitore razionale può decidere di adottare una strategia di gestione finalizzata a replicare l’andamento del mercato.

Gli strumenti principali per condurre questa strategia sono gli ETF.

La gestione attiva si caratterizza per il fatto che il gestore persegue un’asset allocation diversa rispetto al benchmark di riferimento, al fine di ottenere un extra-rendimento rispetto allo stesso benchmark.

Il gestore potrà quindi variare i pesi delle attività in portafoglio in funzione delle proprie aspettative e dei risultati delle proprie analisi in modo tale da privilegiare aree e titoli che con maggior probabilità realizzeranno rendimenti superiori rispetto alla media.

Il gestore attivo cercherà quindi di battere il proprio benchmark in due modi:

  • con lo stock picking, scegliendo titoli diversi da inserire all’interno del fondo;
  • con l’asset allocation e quindi con l’esposizione a diverse aree geografiche, settori o altri fattori di mercato.

Gli strumenti principali per condurre questa strategia sono i fondi comuni di investimento.

Gestione passiva vs gestione attiva: performance e costi

Ora che ti ho chiarito gli obiettivi della gestione passiva e attiva, andiamo insieme a vedere se effettivamente rispettano i propri obiettivi.

Negli Stati Uniti solo il 33% dei gestori di grandi capitali ha sovraperformato l’S&P 500 nei tre anni fino al 30 giugno 2021.

In Europa, solo il 28% dei gestori azionari ha sovraperformato l’indice S&P Europe 350.

“Ok, ma io sono interessato a sapere come si comporta un fondo attivo nel lungo termine!”

In generale, come mostra la tabella sottostante, più aumenta l’orizzonte temporale e meno sono i fondi attivi che battono l’indice.

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Percentuale dei fondi attivi che non batte il benchmark. Fonte: “il piccolo libro dell’investimento”, John C. Boogle

Infatti, nel periodo storico tra il 2001 ed il 2016, appena il 5% dei fondi ha battuto il mercato nella sezione growth delle large cap, appena il 3% nella sezione core.

Un po’ meglio con le imprese value, dove i gestiori attivi sono riusciti a battere il mercato delle large cap il 21% delle volte e il 19% delle volte nelle small cap.

Uno studio condotto da Dedalo Invest mostra la differenza di performance tra un fondo attivo e un ETF sullo stesso benchmark (azionario globale), investendo per 10 anni tramite PIC (Piano di Investimento di Capitale, vale a dire investimento in un’unica somma).

I risultati mostrano che dei 17 PIC relativo al fondo attivo, il rendimento medio è stato del 125,91% (chi avesse investito 100.000 euro in un’unica soluzione, si sarebbe ritrovato con 225.913 euro dopo 10 anni), con un ritorno annualizzato medio dell’8,49%.

I 17 PIC relativi invece all’ETF, hanno mostrato un rendimento medio del 186,45% (chi avesse investito 100.000 euro in un’unica soluzione, si sarebbe ritrovato con 286.453 euro dopo 10 anni), con un rendimento annualizzato medio è stato pari all’11,10%.

Differenze molto importanti sia dal lato del ritorno annualizzato medio, sia nella performance totale.

Infatti, chi avesse investito nell’ETF si sarebbe ritrovato alla fine dei 10 anni ben 60.000 euro in più.

Nel lato dei costi, vediamo invece come le commissioni siano molto più basse dal lato degli ETF piuttosto che i fondi attivi.

Ciò è normale, poiché il gestore dell’ETF si deve limitare a comprare e vendere i titoli relativi all’indice, mentre il gestore attivo effettua numerose operazioni per cercare di overperformare il benchmark e pagare chi per lui lo vende.

Come ti mostra il grafico sottostante offerto su dati MorningStar e Mediobanca,  le commissioni degli ETF sono effettivamente molto più basse rispetto ai fondi attivi.

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Commissioni su fondi attivi e passivi

Infatti, una commissione media dell’0,33% degli ETF confrontata con il 2,9% medio dei fondi azionari, senza dimenticare che i titoli sottostanti possono essere alquanto simili, comporta sicuramente un risparmio elevato che si traduce in un guadagno maggiore.

Quali fondi vengono acquistati di più?

Il grafico offerto da Merrill Lynch, suggerisce una chiara inversione di rotta del mercato.

La richiesta di fondi passivi è decisamente aumentata, con la richiesta di fondi attivi decisamente diminuita.

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Trend gestione passiva e attiva

I dati Morgan Stanley, nel grafico sottostante, mostrano anch’essi un aumento dell’utilizzo e della richiesta degli ETF.

I flussi statunitensi convogliati negli ETF azionari sono risultati pari a 338 miliardi di dollari, superiori di circa 111 miliardi di dollari rispetto a quelli osservati per l’intero 2020.

A livello europeo i nuovi flussi sono vicini ai 70 miliardi di dollari, trend al rialzo anche nel vecchio continente.

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Aumento ETF negli ultimi 5 anni

La tendenza del mercato, come dicevamo, vede una crescita dei fondi a gestione passiva e una decrescita di quelli attivi. 

Durerà nel tempo? 

Dipenderà essenzialmente dal tipo di risposta delle società di gestione dei fondi attivi:

  • Alcune, tendono a mantenere alti i loro costi di gestione. Questo atteggiamento favorisce la continuazione dell’ascesa della gestione passiva
  • Altre, preoccupate dalla perdita di quote di mercato in favore degli ETF, decidono di diminuire le commissioni di gestione applicate ai loro fondi. Più questa diminuzione è importante, più rapido sarà il raggiungimento di un punto di equilibrio del mercato, che permetterà la stabilizzazione delle quote delle gestioni attive e passive

Basta gestione attiva!

Probabilmente, dopo aver letto questo articolo, non ne vorrai saper più nulla di gestione attiva!

Un mercato composto solo da fondi passivi, cosa comporta?

William Sharpe, l’ideatore del famoso indice omonimo nonché del modello di equilibrio dei mercati finanziari conosciuto come Capital Asset Pricing Model (CAPM), allo Spring President’s Forum del Monterey Institute of International Studies conclude che:

“Tutti dovrebbero indicizzare i loro investimenti?  Se tutti lo facessero, i mercati finanziari non sarebbero più in grado di prezzare i titoli in maniera relativamente efficiente, cosa che rende la replica degli indici una strategia attraente per alcuni investitori. 

Esiste quindi un fragile equilibrio, in cui alcuni investitori scelgono di indicizzare parte o tutto il loro capitale, mentre altri continuano a cercare i titoli che non sono prezzati correttamente.

Dovresti indicizzare almeno una parte del tuo portafoglio?  Il mio suggerimento è di prendere in considerazione questa opzione. Nel lungo termine, questo noioso approccio ti permetterà di avere più tempo libero per attività più interessanti come la musica, l’arte, lo sport e così via. E, forse, potrà anche farti guadagnare di più.”

A queste parole, io aggiungo che la borsa è un gioco a somma 0, dove se da un lato un soggetto guadagna un somma X, dall’altro lato del mondo un altro individuo perde una somma X.

Infatti, nel momento in cui acquisti un qualsiasi titolo, dall’altro lato del mondo ci sarà un soggetto che vende quel titolo e viceversa.

Interessante è che, entrambi questi soggetti, sono convinti di aver fatto la cosa giusta.

Ma solo il tempo ed i mercati, con la loro imprevedibilità, saranno in grado di stabilire chi aveva ragione.

Come ricostruire il portafoglio?

La scelta migliore dipende dai tuoi obiettivi da cosa vuoi raggiungere con i tuoi investimenti, basando la decisione sulle vostre preferenze e sui vostri obiettivi di investimento.

La gestione passiva si adatta ad orizzonti temporali di breve, medio e lungo termine.

In sintesi, gli ETF sono lo strumento ottimale per i tuoi investimenti.

Se invece vuoi cercare titoli deprezzati e sei convinto di voler rischiare il tuo capitale alla ricerca di un fondo che nel breve termine possa battere il mercato, allora puoi anche optare per la gestione attiva.

Warren Buffet, diceva che il mondo degli investitori si dive in due categorie: investitori difensivi ed investitori aggressivi.

I primi sono soliti seguire la filosofia degli ETF, mentre i secondi cercano titoli con prezzi più bassi rispetto a quello che dovrebbero o potrebbero avere.

Athena SCF è convinta dell’efficienza e dell’efficacia degli ETF.

Se anche tu sei uno dei moltissimi investitori italiani che hanno il portafoglio pieno di strumenti a gestione attiva non preoccuparti.

Insieme a noi potrai ottimizzare il tuo portafoglio eliminando da esso i prodotti inefficienti e acquistando gli ETF.

Ricostruisci il tuo portafoglio eroso dalla gestione attiva, non aspettare e prenota il tuo check up di portafoglio.

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consulenza finanziaria indipendente Athena SCF
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