Donazione eredità diretta e indiretta: come beneficiarne?

Che cos'è la donazione dell'eredità? Che differenza c'è tra donazione diretta e indiretta? Quante imposte ci sono da pagare?
Tempo di lettura: 4 minuti

La donazione dell’eredità è uno dei tre elementi chiave del passaggio generazionale del patrimonio.

Evidenziamo vantaggi e criticità di uno dei migliori mezzi per ottimizzare la successione.

Che cos’è la donazione dell’eredità?

La donazione secondo l’art. 769 del codice civile è:

“il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione.”

La donazione è un contratto, ed essendo tale, deve essere fatto per atto pubblico in forma scritta davanti al notaio con due testimoni.

I soggetti della donazione sono:

  • donante, colui che compie l’atto di liberalità, deve essere capace di agire e disporre del diritto, può essere anche una persona giuridica;
  • donatario, colui che riceve l’attribuzione patrimoniale, può essere anche una persona giuridica.

La donazione dell’eredità può essere utilizzata per anticipare la successione e ridurre il carico fiscale in certi casi.

La donazione non è revocabile tranne per i seguenti casi disposti dall’art 955 del codice civile:

  • ingratitudine, quando il donatario ha attentato alla vita del donante, ha perpetrato servizie, delitti o ingiurie gravi ai danni del donante oppure ha negato gli alimenti al donante;
  • sopravvenienza dei figli del donante, quando sorgono dei figli o discendenti legittimi da una futura nascita o dall’ignoranza della loro esistenza entro due anni dalla firma del contratto.

Cosa succede se non si dichiara una donazione?

Per le donazioni dell’eredità non dichiarate e accertate in sede di controllo, viene pagato l’8% sopra la franchigia di 180.000€, i vecchi 350 milioni di lire, in base all’ultimo orientamento giurisdizionale.

Se un genitore trasferisce del denaro al figlio deve fare una donazione?

donazione dell'eredità

Dipende, soprattutto da due fattori:

  • l’ammontare del denaro trasferito;
  • la ragione del trasferimento.

Bisogna usare il buon senso, se trasferisco poche migliaia di euro una tantum o trasferisco centinaia di euro periodicamente con una causale coerente posso evitare la donazione.

Un esempio può essere versare tutti i mesi 1.000€ per pagare l’affitto al figlio che vive in un appartamento per studiare fuori sede, o versare 3.000€ per pagare le tasse universitarie.

N.B. Ora ti svelo un trucco per evitare problemi sia legali che fiscali.

Se vuoi comprare una casa a tuo figlio magari di 200.000€ mi raccomando non fare un bonifico a suo favore e non scrivere come causale “acquisto immobile”, in questo caso servirebbe per forza una donazione diretta.

La soluzione è andare con lui dal notaio quando deve firmare i documenti per acquistare la casa, in tale sede si dichiarerà che i soldi utilizzati per l’acquisto dell’immobile sono denaro proveniente dal genitore.

In questo modo: si rispetta la legge in caso di accertamenti, si è esenti dalle imposte sulle donazioni (si pagano invece le altre imposte come quella di registro) e si mantiene inalterata al franchigia.

Questo metodo prende il nome di donazione indiretta.

In questo caso il genitore non sta donando il denaro al figlio, ma gli sta indirettamente donando l’immobile pagando il prezzo.

Non c’è la donazione diretta di un bene, che sia denaro o che sia un altro bene, c’è una donazione indiretta di un immobile attraverso il pagamento del prezzo.

Le donazioni indirette devono sempre rispettare gli stessi principi della donazione dirette quindi sono soggette alle stesse norme di riduzione e restituzione delle donazioni per integrare la quota dovuta ai legittimari (spiegazione nel prossimo paragrafo).

La criticità delle donazioni indirette è che anch’esse entrano a far parte dell’asse ereditario oggetto di successione, quindi bisogna stare attenti ad utilizzarle per non lasciare causare problemi al donante in futuro.

L’esempio più famoso di donazione indiretta è proprio quello che abbiamo appena discusso, quando i genitori pagano il prezzo dell’acquisto di un bene il quale viene intestato al figlio.

Finché si dona ai figli si sta abbastanza tranquilli, infatti solo un altro figlio potrebbe rivalersi su di esso, ora vediamo in che modo.

Gli eredi legittimari possono rivalersi sulle donazioni?

Gli eredi legittimari, a loro vantaggio, posso rivalersi sulle donazioni grazie ai seguenti diritti:

  • azione di riduzione, azione legale promossa dagli eredi legittimari in tutti i casi in cui viene violato il loro diritto come una quota inferiore rispetto a quella spettanza o ad una loro totale esclusione;
  • azione di restituzione, azione legale nei confronti dell’attuale proprietario dei beni donati, sorge quando chi per donazione o per testamento ha ottenuto una parte di patrimonio superiore a quanto gli spettava e successivamente non ha più fondi sufficienti per soddisfare quanto dovuto al legittimario. In questo caso il legittimario può pretendere la restituzione nei confronti di chi ha acquistato il bene donato al donatario.

Il caso più complicato di azione di restituzione avviene in caso di donazione di un immobile venduto dal donatario.

Infatti le donazioni sono impugnabili per 10 anni dopo la morte del donante o 20 anni dopo la data di donazione della stessa.

Il donatario vendendo tale immobile oggetto di eredità potrebbe ledere le quote dei legittimari e di conseguenza creare dei problemi anche a chi ha comprato l’immobile da lui.

Bisogna stare quindi molto attenti nell’acquisto di immobili oggetto di donazione.

Qual è l’imposta di successione sulla donazione dell’eredità?

L’imposta di successione varia in base al grado di parentela ed è calcolata sul valore dei beni donati:

  • coniuge e parenti in linea retta quindi ascendenti e discendenti come figli e genitori = 4% con franchigia di 1.000.000€;
  • fratelli e sorelle = 6% con franchigia di 100.000€ per ogni beneficiario;
  • altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al 3° grado = 6% senza franchigia (l’affine è il parente del coniuge);
  • altri soggetti = 8% senza franchigia;
  • portatori di handicap = 4/6/8% a seconda del grado di parentela con franchigia di 1.500.000€.

Tra le altre imposte troviamo:

  • imposta ipotecaria = 2% sul valore catastale oppure 200€ se si tratta di prima casa per uno dei beneficiari;
  • imposta catastale = 1% sul valore catastale oppure 200€ se si tratta di prima cassa per uno dei beneficiari.

Abbiamo visto come anche la donazione dell’eredità ricade nell’asse ereditario e quindi sono soggette all’imposta di successione.

Esistono però un metodo per sfruttare le donazioni senza creare futuri problemi al donante, grazie alla divisione ereditaria, che tratteremo nel prossimo articolo.

Continua a leggere.

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