Come l’eccesso di fiducia rovina i portafogli (e come evitarlo)

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La fiducia è una componente indispensabile quando si investe. Senza un minimo di fiducia nelle proprie scelte, nel metodo adottato o nel percorso costruito, diventa difficile mantenere la rotta nel tempo. Il problema nasce quando questa fiducia supera il confine della consapevolezza e si trasforma in una certezza eccessiva, raramente messa in discussione.

Molti investitori non si percepiscono come “troppo sicuri”. Anzi, si considerano prudenti, informati, razionali. Proprio per questo l’eccesso di fiducia è uno degli errori più subdoli: non si manifesta con comportamenti estremi, ma con piccole decisioni reiterate nel tempo, con l’assenza di dubbi, con la convinzione di aver già fatto le scelte giuste.

Quando i mercati sono favorevoli, questa sicurezza viene rafforzata dai risultati. Le performance positive sembrano confermare le convinzioni iniziali e riducono la propensione a rivedere il portafoglio, a mettere in discussione l’impostazione complessiva o a chiedersi se il rischio assunto sia davvero quello desiderato. In realtà, spesso è il contesto a sostenere il portafoglio, non la qualità delle decisioni.

È in questo spazio, tra fiducia legittima e sicurezza non controllata, che si annidano molti degli errori che compromettono i portafogli nel medio e lungo periodo. Errori che diventano evidenti solo quando le condizioni cambiano e la fiducia, improvvisamente, non basta più.

Cos’è l’eccesso di fiducia negli investimenti

L’eccesso di fiducia negli investimenti è la tendenza a sovrastimare la propria capacità di prendere decisioni corrette, di interpretare i mercati e di gestire il rischio. Non riguarda l’ottimismo in sé, ma la convinzione, spesso implicita, di avere un controllo maggiore di quello reale sugli esiti delle proprie scelte.

Questo fenomeno colpisce soprattutto investitori informati, attenti, che leggono, si documentano e hanno già accumulato esperienza. Proprio perché hanno una buona conoscenza di base, tendono a fidarsi molto del proprio giudizio e a ridurre progressivamente lo spazio per il dubbio e la verifica. Il rischio non è l’ignoranza, ma la sicurezza non controllata.

L’eccesso di fiducia porta a confondere risultati favorevoli con abilità personali. Periodi di mercato positivi vengono interpretati come conferme delle proprie capacità decisionali, quando in realtà spesso riflettono un contesto generale favorevole. Questo meccanismo rafforza la convinzione di “aver capito come funziona”, riducendo l’attenzione verso i rischi meno evidenti.

Nel tempo, questa distorsione spinge a sottovalutare l’incertezza, a trascurare scenari alternativi e a costruire portafogli che dipendono troppo da alcune convinzioni specifiche. L’investitore non si percepisce come esposto a un rischio maggiore, ma come semplicemente coerente con la propria visione. Ed è proprio questa apparente coerenza a rendere l’eccesso di fiducia difficile da riconoscere prima che produca effetti concreti.

Le forme più comuni di eccesso di fiducia

L’eccesso di fiducia non si manifesta in un unico modo. Al contrario, assume diverse forme, spesso sottili, che si inseriscono gradualmente nel processo decisionale dell’investitore senza essere percepite come errori.

Una delle più diffuse è la sovrastima delle proprie capacità. Dopo alcune scelte andate a buon fine, l’investitore tende ad attribuire i risultati positivi principalmente alla propria abilità, riducendo il peso del contesto di mercato. Questo porta a rafforzare convinzioni personali e a difenderle anche quando i dati o le condizioni cambiano.

Un’altra forma comune è l’illusione di controllo. Si ha la sensazione di poter prevedere o gestire eventi complessi semplicemente perché si seguono i mercati, si leggono analisi o si possiedono informazioni. In realtà, gran parte delle dinamiche di mercato rimane imprevedibile, indipendentemente dal livello di preparazione individuale.

C’è poi la convinzione di “saper uscire in tempo”. Molti investitori ritengono di poter ridurre il rischio intervenendo rapidamente in caso di problemi, sottovalutando la velocità e l’intensità con cui i mercati possono muoversi. Questa sicurezza porta spesso ad assumere rischi maggiori di quanto si farebbe con un approccio più strutturato.

Infine, l’eccesso di fiducia si manifesta nella resistenza a rivedere le proprie scelte. Mettere in discussione un portafoglio significa ammettere che alcune decisioni potrebbero non essere state ottimali. Per molti investitori, questa ammissione è più difficile della perdita economica stessa, e porta a mantenere posizioni o un assetto del portafoglio inefficaci più a lungo del necessario.

Come l’eccesso di fiducia rovina i portafogli

L’eccesso di fiducia non provoca danni immediati. Al contrario, agisce lentamente, in modo progressivo, creando squilibri che diventano evidenti solo nel tempo. Proprio questa assenza di effetti immediati lo rende particolarmente pericoloso.

Uno degli effetti più comuni è la sottovalutazione del rischio reale. Quando un investitore è molto sicuro delle proprie scelte, tende a concentrarsi sui potenziali rendimenti e a dare per scontata la capacità di gestire eventuali fasi negative. Il portafoglio può così assumere un livello di rischio superiore a quello che l’investitore è realmente disposto a sopportare, senza che questo venga percepito come un problema.

Un’altra conseguenza frequente è la concentrazione eccessiva. La fiducia nelle proprie convinzioni porta a privilegiare alcuni strumenti, settori o aree geografiche ritenute “più comprensibili” o “più promettenti”, riducendo la diversificazione. Questo rende il portafoglio più vulnerabile a eventi specifici e meno resiliente nei momenti di stress.

L’eccesso di fiducia influisce anche sulla gestione del tempo. Le decisioni iniziali vengono difese a lungo, anche quando i presupposti che le avevano giustificate sono cambiati. La revisione del portafoglio viene rimandata o evitata perché viene vissuta come una messa in discussione della propria competenza, non come un normale processo di controllo.

Infine, questo atteggiamento porta spesso a reagire male quando il mercato cambia direzione. Perdite superiori alle attese generano sorpresa e frustrazione, perché non erano state considerate come uno scenario plausibile. In queste fasi, l’investitore passa rapidamente da un’eccessiva sicurezza a decisioni emotive, compromettendo ulteriormente il percorso di lungo periodo.

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Il ruolo dei mercati favorevoli

I mercati favorevoli hanno un effetto amplificatore sull’eccesso di fiducia. Quando i prezzi salgono in modo diffuso e prolungato, molte decisioni appaiono corrette, anche quelle prese senza un vero metodo. Il contesto positivo tende a coprire errori strutturali e a rafforzare la convinzione di aver fatto scelte giuste.

In queste fasi, diventa difficile distinguere tra merito personale e andamento generale dei mercati. Portafogli molto diversi tra loro possono produrre risultati simili, dando l’illusione che la strategia adottata sia particolarmente efficace. Questo meccanismo riduce l’incentivo a porsi domande, a rivedere le scelte o a valutare il rischio in modo più critico.

Il problema emerge quando il contesto cambia. Ciò che funzionava in una fase di mercato espansiva può rivelarsi rapidamente inadatto in condizioni meno favorevoli. Concentrazioni, leve implicite o esposizioni eccessive, che erano state tollerate o addirittura premiate, iniziano a pesare sul risultato complessivo.

I mercati favorevoli non creano l’eccesso di fiducia, ma lo rendono invisibile. Ritardano il momento della verifica e spostano nel tempo il confronto con i limiti reali della costruzione del portafoglio. Ed è proprio questo rinvio a rendere più dolorosa la presa di coscienza quando le condizioni diventano più difficili.

Overconfidence e comportamento nei momenti di crisi

Quando i mercati entrano in una fase di stress, l’eccesso di fiducia mostra il suo lato più problematico. Le perdite non arrivano come un evento previsto e gestibile, ma come una sorpresa. Il portafoglio scende più di quanto l’investitore si aspettasse e questo genera una frattura tra rischio percepito e rischio reale.

In queste situazioni, la reazione non è quasi mai razionale. Chi era molto sicuro delle proprie scelte tende inizialmente a negare il problema, attribuendo le perdite a fattori temporanei o a “rumore di mercato”. Si rimanda l’intervento nella speranza che la situazione rientri da sola, rafforzando l’esposizione proprio mentre il rischio aumenta.

Se la fase negativa si prolunga, l’eccesso di fiducia può ribaltarsi nel suo opposto. La delusione per risultati inattesi porta a decisioni impulsive: vendite drastiche, cambi di strategia improvvisi, uscita dai mercati nei momenti peggiori. In questo passaggio, l’investitore non sta più seguendo un metodo, ma sta reagendo emotivamente alla perdita di controllo percepita.

Il danno maggiore non è legato alla singola decisione sbagliata, ma alla sequenza. Prima si sottovaluta il rischio, poi si sopravvaluta la propria capacità di resistere alle perdite, infine si interviene in modo disordinato quando la pressione diventa insostenibile. È in questo ciclo che molti portafogli subiscono danni difficili da recuperare nel lungo periodo.

Le crisi non creano errori nuovi, ma rendono evidenti quelli accumulati in precedenza. L’eccesso di fiducia, che nei periodi favorevoli sembrava innocuo, diventa così un amplificatore degli errori comportamentali proprio quando servirebbe maggiore lucidità.

Come evitare l’eccesso di fiducia

Evitare l’eccesso di fiducia non significa eliminare la fiducia dalle decisioni di investimento, ma darle una struttura. La differenza non sta nell’atteggiamento, ma nel metodo.

Il primo passo è accettare che l’incertezza non è un’anomalia, ma una componente strutturale dei mercati. Nessuna analisi, esperienza o informazione consente di avere il controllo sugli esiti futuri. Integrare questa consapevolezza nel processo decisionale aiuta a costruire portafogli più coerenti e meno dipendenti da singole convinzioni.

Un secondo elemento chiave è la gestione del rischio come priorità, non come conseguenza. Questo significa definire in modo chiaro quanto rischio si è disposti a sopportare e verificare nel tempo che il portafoglio rimanga coerente con questo livello, indipendentemente dalle condizioni di mercato. La revisione periodica non è un segnale di insicurezza, ma uno strumento di controllo.

È fondamentale separare le opinioni personali dalla costruzione del portafoglio. Avere una visione sui mercati è legittimo, ma il portafoglio deve essere costruito per funzionare anche quando quella visione si rivela parzialmente o totalmente errata. La diversificazione, in questo senso, non è una rinuncia alle proprie idee, ma una forma di disciplina.

Infine, serve uno sguardo esterno. Valutare il proprio patrimonio in modo completamente oggettivo è estremamente difficile, soprattutto quando entrano in gioco tempo, risultati passati ed emozioni. Un confronto indipendente permette di mettere in discussione le convinzioni senza caricarle di giudizi personali, riportando il focus su rischio, coerenza e obiettivi.

Evitare l’eccesso di fiducia non garantisce rendimenti migliori nel breve periodo, ma riduce in modo significativo la probabilità di errori gravi nel lungo periodo. Ed è proprio questa riduzione del rischio comportamentale a fare la differenza nei percorsi di investimento nel tempo.

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Fiducia sì, ma con metodo e controllo

La fiducia è una componente inevitabile negli investimenti, ma da sola non è sufficiente. Quando non è accompagnata da metodo, controllo e verifiche periodiche, può trasformarsi in una delle principali fonti di rischio per il portafoglio. L’eccesso di fiducia non nasce da imprudenza, ma dall’assenza di un processo strutturato che metta regolarmente alla prova le scelte fatte.

Un percorso di investimento solido non si basa sulle certezze, ma sulla capacità di gestire l’incertezza nel tempo. Questo significa costruire portafogli coerenti con gli obiettivi, monitorare il rischio reale assunto e intervenire quando l’assetto del portafoglio non è più allineato, indipendentemente dall’andamento dei mercati.

In Athena SCF (società di consulenza finanziaria indipendente) lavoriamo esclusivamente a parcella (fee only) fissa. Non riceviamo retrocessioni, non vendiamo prodotti e non abbiamo alcun conflitto di interesse. Il nostro unico obiettivo è valutare il portafoglio per quello che è realmente: assetto, rischio, costi e coerenza rispetto agli obiettivi dell’investitore.

Se vuoi capire se il tuo portafoglio è ancora coerente con il rischio che stai assumendo e con i tuoi obiettivi di lungo periodo, puoi richiedere un check-up di portafoglio indipendente.

Questo è un articolo verificato
✔ Informazioni verificate
Filippo Angeloni
CEO & CFA – Athena SCF
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Francesco Bufalini

Collaboratore di Athena SCF, società di consulenza finanziaria indipendente. All’interno del team si occupa della parte normativa e burocratica della società, garantendo il rispetto delle procedure e degli adempimenti regolamentari. Laureato in Scienze Politiche - Relazioni Internazionali e successivamente in Economia e Management Internazionale, ha maturato un’esperienza di 9 mesi in Intesa Sanpaolo, approfondendo le dinamiche operative e commerciali del settore bancario.

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