Portafoglio di una holding dopo la riforma 2026: come investire tra dividendi e PEX

Scopri come far crescere il tuo portafoglio in modo più efficiente e consapevole

Un’analisi indipendente del tuo portafoglio ti aiuta a capire se stai investendo in linea con i tuoi obiettivi, se stai pagando troppo in costi nascosti o se puoi migliorare la strategia senza stravolgere tutto.

Se hai una holding che investe in Borsa (o stai pensando di farlo), dal 1° gennaio 2026 il tema non è più solo “quali strumenti compro”, ma con quale logica costruisco il portafoglio dopo il cambio di regole su dividendi e PEX.

La Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) ha introdotto un criterio nuovo: per mantenere alcune agevolazioni fiscali serve una partecipazione “minima”, definita per percentuale oppure per valore fiscale.

Questa novità non colpisce la holding “in astratto”, ma soprattutto i portafogli costruiti negli anni con molte posizioni piccole, molto frammentate e spesso orientate ai dividendi.

⚠️ Cosa cambia davvero per le holding dal 2026
La riforma su dividendi e PEX non riguarda solo le imposte, ma la struttura del portafoglio.
  • La soglia è determinante: dal 2026 il 95% di esclusione sui dividendi vale solo sopra il 5% o i 500.000 euro.
  • Portafogli frammentati penalizzati: micro-partecipazioni e strategie a dividendo diventano meno efficienti.
  • PEX con doppio regime: le partecipazioni precedenti al 2026 seguono le vecchie regole, le nuove devono rispettare le soglie.
  • Rischio di concentrazione forzata: inseguire il beneficio fiscale può aumentare il rischio complessivo.
  • Serve una struttura chiara: approccio core + diversificazione, con governance e regole di ribilanciamento.

Cosa è cambiato dal 2026

Dividendi: quando la holding perde l’agevolazione

Fino al 2025, per molte società soggette a IRES la regola era semplice: i dividendi percepiti erano quasi totalmente esclusi dall’imponibile, grazie alla nota esclusione del 95%, con una tassazione effettiva molto contenuta.

Dal 2026 questa esclusione non è più automatica.
Vale solo se la partecipazione soddisfa almeno uno di questi requisiti:

  • almeno il 5% del capitale o del patrimonio della partecipata
  • valore fiscale della partecipazione pari ad almeno 500.000 euro

Se non rientri in almeno una di queste soglie, il dividendo non beneficia più dell’esclusione del 95% e diventa fiscalmente molto più pesante per la holding.

Nota operativa importante: la decorrenza è legata ai dividendi deliberati dal 1° gennaio 2026.
Quelli deliberati prima restano nel vecchio perimetro.

Plusvalenze e PEX: cosa cambia davvero e per quali casi

Il legislatore ha esteso la stessa logica anche alla PEX sulle plusvalenze.
Oltre ai requisiti PEX “tradizionali”, dal 2026 entra in gioco anche il concetto di partecipazione “minima” (5% oppure 500.000 euro).

Il punto centrale, però, è il doppio binario temporale:

  • partecipazioni acquisite prima del 1° gennaio 2026: continuano a seguire il vecchio impianto, fermi gli altri requisiti PEX
  • partecipazioni acquisite dal 1° gennaio 2026: per accedere alla PEX serve anche rispettare la soglia del 5% o dei 500.000 euro

Questa clausola temporale è cruciale, perché cambia in modo significativo le scelte tra tenere ciò che già esiste e comprare da zero nel 2026.

Perché la riforma cambia il portafoglio (non solo le imposte)

Micro-partecipazioni e portafogli frammentati: cosa diventa inefficiente

Negli anni passati molte holding hanno costruito portafogli “da private banking”, ma in versione societaria: tanti titoli, pesi piccoli, focus sui dividendi e ampia diversificazione.

Nel 2026 questa impostazione diventa più difficile da sostenere perché:

  • una quota rilevante delle posizioni resta sotto soglia
  • spesso proprio le posizioni più piccole sono quelle con dividendi ricorrenti
  • aumenta il rischio di un portafoglio disperso, meno efficiente e più complesso da gestire in termini di ribilanciamenti, cash management e reporting

Il punto non è che questi portafogli smettano di “funzionare”, ma che diventano meno efficienti rispetto alla complessità che introducono.

Il rischio più grande: inseguire le soglie e aumentare la concentrazione

L’errore tipico che vedremo nel 2026 è concentrare il portafoglio solo per “entrare nelle soglie”.

La soglia fiscale non è un criterio di qualità dell’investimento.
Se per ottenere un beneficio fiscale ti ritrovi con:

  • poche posizioni enormi
  • rischio specifico elevato
  • volatilità e drawdown più pesanti

hai scambiato un possibile vantaggio fiscale con un peggioramento strutturale del profilo rischio/rendimento.

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Portafoglio “core + diversificazione”: approccio pratico post-riforma

Dopo la riforma, il punto non è rinunciare alla diversificazione, ma evitare la frammentazione che genera inefficienza fiscale, complessità gestionale e decisioni incoerenti.

In una holding, la qualità del portafoglio si vede soprattutto da due elementi: governance (regole chiare) e struttura (pochi blocchi leggibili).

Core: poche posizioni grandi e strategiche

Il core è la spina dorsale del portafoglio.
Poche posizioni che puoi difendere con una logica chiara e di lungo periodo.

Qui contano più le regole che i singoli titoli:

  • limite massimo per singolo emittente
  • limite massimo per settore
  • regole di riduzione e ribilanciamento non emotive

Queste regole impediscono che la holding diventi un portafoglio concentrato per inerzia.

Diversificazione: esposizione ampia senza iper-frammentare

La diversificazione resta fondamentale, ma deve essere efficiente.
In una holding la domanda corretta non è quante righe posso comprare, ma quante righe posso gestire bene.

L’obiettivo è ottenere:

  • esposizione a più aree, settori e fattori
  • poche linee, ciascuna con un ruolo chiaro
  • evitando portafogli da 30–50 micro-partecipazioni che generano rumore e incoerenza

Come scegliere gli strumenti in holding nel 2026

La riforma spinge a essere più selettivi.
Non perché “non si può più investire”, ma perché cambia la convenienza relativa di alcune impostazioni, soprattutto quelle basate su tante linee piccole orientate al dividendo.

Azioni: crescita vs dividendo

In una holding il dividendo non è “gratis”.
Se legato a micro-posizioni può diventare fiscalmente inefficiente.

Nel 2026 ha senso:

  • dare più peso a logiche di crescita e buyback
  • valutare il dividendo dentro una logica di portafoglio, non come criterio isolato

Meno “caccia al dividend yield” a piccoli pesi, più selezione e razionale.

Obbligazioni e liquidità: ruolo e gestione del cash

Per molte holding la parte più sottovalutata è il cash management:

  • quanta liquidità serve per imposte, investimenti e opportunità
  • come evitare vendite forzate nei momenti sbagliati

Obbligazioni e liquidità tornano centrali perché stabilizzano il portafoglio e riducono la pressione a “far rendere tutto subito”.

Fondi ed ETF: quando hanno senso

ETF e fondi possono avere senso quando servono a semplificare la diversificazione e ridurre il numero di decisioni operative, evitando frammentazione.

Il tema non è lo strumento in sé, ma il ruolo che svolge nella struttura complessiva del portafoglio.

Esempi pratici

Portafoglio a micro-dividendi: prima e dopo

Prima: 25–40 azioni ad alto dividendo, pesi tra 1% e 3%, obiettivo sommare cedole e “spalmare” il rischio.

Dopo il 2026: molte posizioni restano sotto soglia, aumentano i flussi e la complessità, mentre l’efficienza fiscale relativa si riduce.

Il portafoglio non smette di funzionare, ma diventa inefficiente e difficile da governare rispetto ai benefici attesi.

Core + diversificazione con regole operative

Struttura tipica:

  • core con 15 posizioni rilevanti (ma dipende da capitale da investire)
  • 2–5 blocchi di diversificazione
  • parte stabile in obbligazioni e liquidità

Risultato: meno righe, più controllo, portafoglio più robusto.

7 domande prima di comprare in holding

  • Questa posizione è core o serve alla diversificazione
  • Quanto aumenta la concentrazione complessiva
  • Il rendimento atteso viene più da crescita o da dividendo
  • È una micro-posizione che aggiunge complessità senza impatto reale
  • Posso reggere volatilità e drawdown senza vendere male
  • Quanta liquidità servirà nei prossimi 6–12 mesi
  • Ho una regola chiara per ribilanciare o uscire

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Tre principi chiave per investire in holding nel 2026

Nel 2026 la qualità del portafoglio in holding si gioca su struttura e governance, non sul numero di titoli.
La diversificazione resta fondamentale, ma deve essere efficiente.
Inseguire soglie fiscali ignorando il rischio porta spesso a portafogli più fragili.

Noi di Athena SCF siamo una società di consulenza finanziaria indipendente: lavoriamo esclusivamente nell’interesse del cliente, senza collocare né vendere prodotti e senza conflitti di interesse, con un approccio pratico e operativo pensato anche per le esigenze tipiche di una holding (struttura del portafoglio, regole di governance, gestione della liquidità e disciplina di ribilanciamento).

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Questo è un articolo verificato
✔ Informazioni verificate
Filippo Angeloni
CEO & CFA – Athena SCF
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Francesco Bufalini

Collaboratore di Athena SCF, società di consulenza finanziaria indipendente. All’interno del team si occupa della parte normativa e burocratica della società, garantendo il rispetto delle procedure e degli adempimenti regolamentari. Laureato in Scienze Politiche - Relazioni Internazionali e successivamente in Economia e Management Internazionale, ha maturato un’esperienza di 9 mesi in Intesa Sanpaolo, approfondendo le dinamiche operative e commerciali del settore bancario.

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